In un mare impetuoso di mediocrità, Michael Stipe è un faro per i naufraghi. È un Gotha dell’arte a tutto tondo che illumina di bonaria risolutezza temi scottanti come sessualità e politica attraverso musica, cinema, poesia, pittura. Ho sempre associato la sua figura alle migliori virtù, esempi di comportamento. In una parola, al bene. Se penso a una figura da contrapporre a tutta la negatività, le corruzioni, a tutte le cose che vanno nel verso sbagliato nella realtà che mi circonda penso a lui, vestendolo, mi rendo conto, di un alone di quasi santità.

Tra le migliaia di cose che ha fatto e che potrei citare me ne viene in mente una su tutte, una delle più recenti, dalla sua vita dopo i R.E.M.: la sua esibizione/tributo di “The Man Who Sold The World” di Bowie, che in pochi minuti racchiude quasi tutto. Un pensiero porta alla sua umanità, veicolata dal ricordo del suo rapporto con Kurt Cobain, una delle poche anime che non è riuscito a salvare pur avendoci provato. Ma anche la sua caratura come performer, sempre così elegante, apparentemente placido ma che lascia trasparire una potenza che scorre sottotraccia, come un fiume sotterraneo che erode la roccia e sfocia nel mare.

Per tutto questo e infinitamente altro, grazie. Per l’insegnamento, su tutti, al quale sono più legato: che se un uomo ci crede veramente può anche raggiungere la Luna.

Buon compleanno, Michael Stipe.

Foto copertina di Henry Ruggeri.

Walk tall, or don't walk at all.