Skip to main content

Semplifichiamo parecchio: nella scena musicale internazionale sono nate due stelle: i Fontaines D.C. e gli IDLES; i primi provenienti da Dublino, i secondi da Bristol.

Le due band, con meno di cinque anni di attività sulle spalle, hanno già all’attivo qualcosa come 10 lavori tra album, EP, dischi live e..libri di poesie e se ciò non bastasse critici e pubblico sono una volta tanto concordi nell’elogiarli a tal punto che oggi non possiamo più parlare di emergenti o next big thing, bensì di band affermate.

Appurato che non stiamo parlando di “scoperte musicali”, presentiamo ai pochi che ancora non li conoscessero, due realtà musicali rock (del genere preciso ne parleremo poco più avanti) che hanno scaldato contemporaneamente i cuori di nostalgici e nuove generazioni dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, che il Rock non lo ammazzi né si ammazza perché tutt’ora rimane l’unico genere capace di piacere contemporaneamente ad almeno 3 generazioni: cinquantenni, trentenni, teenager.

Sempre semplificando, Fontaines D.C. e IDLES vengono inquadrati più specificatamente nel genere post-punk, definizione di fine anni 70 (Siouxsie and the Banshees e P.I.L.), poi ripresa nei 2000 (Arctic Monkeys e Interpol) ed ora di nuovo in auge negli anni venti soprattutto nel Regno Unito dove il fermento musicale di quest’ultimo ventennio è davvero generoso. Un genere vecchio insomma, strettamente legato alla famiglia del Rock (nonno putativo), e del Punk (padre), nato come addolcimento o “intristimento” dell’ondata irriverente che lo ha preceduto per approdare su tematiche di disillusione e consapevolezza. Sta di fatto che l’etichetta post punk accoglie, ma non descrive accuratamente né gli uni né gli altri, se non per la loro estetica che lì si adagia senza dubbio alcuno. I Fontaines D.C. sono più a loro agio in una bolla chiamata poetic post-punk, mentre gli IDLES decisamente in quella heavy post-punk.

I Fontaines D.C. come i Beatles, come gli Oasis; gli IDLES come i Rolling Stones, come i Blur. Come detto più volte: semplifichiamo.

Cosa sarebbero queste due band oggi, se non si fosse messa di mezzo una pandemia mondiale nei due anni di loro maggior esposizione e brillantezza artistica, non possiamo saperlo, di certo li ha parecchio penalizzati centellinando le apparizioni live; cosa diventeranno ora che il 2022 pare essere l’anno buono per riprenderci una normalità musicale possiamo immaginarlo.

IDLES foto © Henry Ruggeri

Gli IDLES si sono diretti come un treno lanciato a velocità folle su un binario fatto di rabbia, sporcizia, irriverenza e profondità che porta ad avere canzoni impattanti, così come la voce del loro leader Joe Talbot, e meno successo rispetto alle loro potenzialità. Avendo meno successo avranno una pressione mediatica inferiore e un’ampia libertà artistica. La classica band che negli anni riuscirà a dare tantissime soddisfazioni allo zoccolo duro che li seguirà, ma che dovrà inevitabilmente specchiarsi nei maggiori successi altrui. Reggeranno? Probabilmente sì, ma ora è il momento di goderseli appieno, questo è certo.

Fontaines D.C. live in Italy – Parma © Henry Ruggeri

I Fontaines D.C. sono più bravi, il loro leader Grian Chatten è la reincarnazione di molti frontman del passato capaci di avere nelle loro corde sia musicalità, sia il dono della poesia. Sono più pop, più trasversali e la critica musicale non ha dubbi nel tenere loro sulla torre rispetto a qualsiasi altro pretendente. Con soli due album all’attivo rispetto ai quattro degli IDLES hanno raccolto molto di più in termini di visibilità e candidature a prestigiosi premi.
La pressione su di loro è quindi fortissima, la libertà per ora c’è, ma inevitabilmente tenderà ad assottigliarsi e a minare il loro leader. Reggeranno? Probabilmente sì, ma con meno ottimismo rispetto al futuro degli IDLES e ora è il momento di goderseli appieno prima che si allontanino definitivamente dall’ambiente dei Club.

“I Love You” taken from the new album Skinty Fia, out 22 April 2022
“When The Lights Come On” from the new album “CRAWLER” 2021
Close Menu
So walk tall, or baby, don't walk at all.