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Il 24 novembre 1991 ci lasciava Freddie Mercury, leader dei Queen e leggenda del rock. Cinque pensieri per ricordarlo, ora e per sempre.


“C’è una porta introvata e la memoria è la chiave che la apre”

Le ceneri di Freddie Mercury si trovano a Londra, ma nessuno ha idea di dove siano realmente conservate e Mary Austin ha fatto sapere che non lo rivelerà mai. Negli anni perciò i fan hanno dovuto trovare il loro personale angolo della capitale inglese dove effettuare il pellegrinaggio per rendere omaggio. La scelta è stata ovvia: civico 1 di Logan Place, nel quartiere di Kensington. L’ultima casa di Freddie. Ci sono andato tanti anni fa, prima che venisse tutto interamente ricoperto dal plexiglass, e ho lasciato anche io un timido e banale biglietto vicino a quella porta in legno, dipinta di verde. Non ricordo il contenuto del mio piccolo foglio di carta, ma ricordo la sensazione soverchiante davanti a quella scritta: Garden Lodge. Un portale verso un altro mondo, una diramazione del multiverso che conduce a una realtà in cui Freddie c’è ancora, indiscusso monarca che ha trovato il modo di vivere oltre la propria morte. Ed esiste una sola chiave in grado di aprire la porta perduta: la memoria. Per questo, quello che si cela oltre quel vecchio legno stanco, può essere per sempre. È per sempre.

Umberto Scaramozzino


“Dai banchi di scuola al firmamento di Wembley”

Al liceo, le assemblee degli studenti venivano concesse sempre con grande diffidenza dei professori, così gelosi delle proprie ore di greco e latino. Difficile e scomodo, per loro, comprendere che la nostra formazione, il nostro spirito critico potesse passare anche attraverso quelle ore sui gradoni dell’aula magna. Il tema era scelto dal consiglio di rappresentanza dell’ultimo anno che ringrazio, oggi, per aver proposto, come ordine del giorno, i Queen e Freddie Mercury, ad una delle mie prime assemblee. Allora sapevo davvero poco sul conto di quella voce sovrumana. Conoscevo i brani più famosi, qualche notizia sulla sua storia e sul vuoto che aveva lasciato. Il maxischermo, quella mattina, si accese sul live a Wembley, del 1986. E, da quella mattina, “Who Wants To Live Forever” si aggiudicò il titolo di “mia canzone preferita di una band che dovevo assolutamente approfondire”. Oltre ad essere una sorpresa e una novità nella setlist, Freddie la presentava come portavoce di un messaggio di amore, rivoluzione, protesta ed unione: «Dimenticate i pettegolezzi riguardo un nostro possibile scioglimento. Staremo insieme finché, cazzo, non moriremo». Così è stato, così sarà sempre, per chi non muore mai.

Laura Faccenda


“Il nastro infinito di una TDK”

Da ragazzino nei viaggi in macchina con la mia famiglia ero il rompicoglioni che voleva scegliere la musica, in aperto contrasto con mio padre. Usavamo le compilation su musicassetta e i miei commenti erano sempre gli stessi – «che schifo, manda avanti», «alza il volume di questa», «questi chi sono?» – ma avevo già il mio gruppo preferito: i Queen.
Un weekend, in viaggio per raggiungere la casa dei nonni, mio padre mi sorprese con una notizia che mi aveva turbato: «Freddie non sta bene, è molto malato». Persino mia madre, che sulla musica non si esponeva più di tanto, ne parlò. Restai sulle mie, ma a casa dei nonni mi aspettavano i miei migliori amici di infanzia. La domenica, dopo pranzo, frastornato, li raggiunsi con lo stereo a cassette rosso, regalo di qualche Natale precedente, e una musicassetta con un best of della mia band preferita, che quel giorno avrebbe perso il proprio cantante. Ci sedemmo tutti in tavernetta da Leo, il più piccolo del gruppo, e ascoltammo ininterrottamente quella TDK. Non facemmo molto altro, tutto il pomeriggio. Ogni tanto canticchiavamo, ma per il resto restammo in silenzio. Parlava solo Freddie, su quel nastro che sarebbe andato avanti, ancora e ancora, all’infinito.

Mathias Marchioni


“Queens”

Ricordo un aneddoto che lessi sui giornali quando ero solo un bambino, di una serata folle in cui Freddie trascinò Diana, la Principessa di Galles, in giro per i locali poco convenzionali di Londra. La fece vestire da uomo e insieme si immersero in un mondo di libertà. Dalla stampa, dal giudizio, dagli schemi. Due eroi tragici in uno dei loro contrastanti momenti di perfetto splendore, di favola fuori dal loro tempo. Un quadro celato, ma magnifico nel nostro immaginario. Nel mio, infantile, perché tutti i ricordi che ho di queste due icone risalgono a quando ero bambino. E mi sorprendo a rivivere il ricordo più recente di uno dei momenti più emozionanti tra quelli passati con la musica live. 2015, Forum di Assago: “Love of My Life” cantata dalla fievole voce di Brian May. Ovviamente buio, ovviamente accendini. O schermi dei cellulari, certo. A fine canzone è comparso lui, Freddie Mercury, dal video dietro al palco. Fantasma virtuale sbucato dal passato, si mise a cantare l’ultimo verso della canzone. Era il Freddie di Wembley ’86, al massimo del suo splendore. Cantava, salutava, camminava verso un pubblico vicino e al tempo stesso lontano 30 anni nel futuro, oltre la sua vita. Ammiccava, sorrideva. Ho pensato a quanto ci manca, in una sorta di nostalgia retroattiva. Tutti quegli anni che abbiamo vissuto senza di lui, chi ce li darà indietro? Ci stanno forse aspettando in Paradiso?

Daniele Corradi


“We Will Rock You, di leggenda in leggenda”

Il 24 novembre 1991 ero a Utrecht, in Olanda, come fotografo del tour dei Ramones. Stavo girando per la città proprio con la band quando ho visto un gruppo di persone attorno alla tv di un locale, lungo la strada. Ci siamo avvicinati e, pur non conoscendo la lingua, abbiamo subito compreso la notizia della morte di Freddie Mercury. Un frangente di pochi secondi, per due schegge impazzite, indelebili nella mia memoria: la sensazione di smarrimento per quella perdita incolmabile e l’effetto della morte di una leggenda negli occhi di un’altra leggenda, Joey Ramone. Era affezionato ai Queen, amava la loro musica. In occasione del live successivo, ad Amburgo, i Ramones aprirono il concerto con una dedica a Freddie. Sono convinto che quell’abbraccio collettivo e quel boato, in qualche modo, gli siano arrivati.

Henry Ruggeri


A Freddie, con amore, per sempre.
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