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Vengono dalla Toscana e l’ironia DOC ce l’hanno nel sangue. Tuttavia, non è solo questione di origine e influenze patrie. Tonno è un progetto musicale sospeso tra più generi, tra la realtà e la dimensione parallela, tra cruda consapevolezza e nonsense salvifico. Ascoltando i brani di Alessio (voce e basso), Fabio (chitarra), Nicolò (tastiera, chitarra) e Federico (batteria), si attraversano varie fasi: il sorriso, il ricordo, la risata di gusto, la lacrima inaspettata. 

Una graphic novel cyberpunk che diventa percorso discografico – nell’intervista abbiamo parlato dell’album di esordio, “Quando ero satanista” (Woodworm), e del nuovissimo “SPINOFF” – ma anche concezione filosofica contemporanea. Non avevo mai riflettuto sulla responsabilità sociale e morale del primo uomo che inventò la chitarra elettrica. Un Alfred Nobel che non ce l’ha fatta o che, forse, ha combinato un casino ancora più grave per le generazioni future. Ora lo so, grazie a questa band. 

Ciao ragazzi e benvenuti su Rocks and Shots. Essendo la prima volta che vi “ospitiamo”, vorrei partire dalle origini. Perché Tonno?

Allora, Tonno si chiama così perché quasi tutto quello che facciamo – o almeno, quello che ci viene meglio – è fatto a caso. Abbiamo fissato la sala prove la prima sera, ci hanno chiesto che nome segnare e abbiamo detto “tonno”. Quella sera abbiamo appreso il nostro mantra: il “non rendersene conto”. E tutto quello che è venuto dopo è solo un cercare di avere cura di questo concetto, un suonare e risuonare solo musica normale. L’intuito incosciente è una forma di conoscenza che ci appartiene più della logica cosciente, questa è la (nostra) verità.

Il 28 agosto 2020 è uscito “Quando ero satanista”, il vostro album di esordio (Woodworm). Come è stato promuoverlo durante un anno così distopico? E le tematiche trattate vi hanno aiutato almeno in parte ad evadere?

È stato un po’ una merda perché eravamo davvero felici di dropparlo dopo tanto lavoro: le canzoni che ne fanno parte le avevamo già suonate dal vivo e richiedono persone in piedi, strette, sudaticce, un po’ malinconiche ma prese bene sul momento. Qualche data siamo riusciti a farla e siamo stati felici. Ma non è lo stesso. Più che un’evasione abbiamo cercato di incanalare il nervosismo del non poter suonare nel disco “SPINOFF” da poco uscito, una parentesi strana e figlia di questo periodo, una cura per il “palletico” che colpisce chi suona quando non può farlo.

Ma soprattutto, quando eravate satanisti?

Siamo ancora satanisti, cerchiamo di tutelare il nostro diritto di adorare Satana, ma purtroppo diventare grandi a volte significa anche rinnegare la propria fede per facilitare il proprio inserimento in un contesto sociale ed economico. Quello che rimpiangiamo un po’ sono i tempi in cui invece non ci vergognavamo di andare nei boschi e fissare gli alberi con cattiveria brandendo un’ascia bipenne e indossando facepainting. Ma dentro non siamo cambiati, promesso. Bergoglio scusa.

È del 9 giugno la notizia della pubblicazione di un nuovo disco, “SPINOFF”. Come vostro solito, l’artwork e le grafiche giocano un ruolo fondamentale. La copertina sembra quella di un colossal Marvel. Qual è il legame con le canzoni contenute nell’album?

Questo album è un po’ un esperimento, un fumettone. È molto diverso dalla musica normale che solitamente suoniamo perché è stato prodotto lontano dalla sala prove, rimbalzandoci tracce ed idee con i mitici ospiti che ne hanno preso parte e scritto durante un anno non normale. La bellissima cover di amaro666 riassume alla perfezione tutto il mood, dando una veste grafica coerente con la differente estetica sonora.

“SPINOFF” è caratterizzato da molti featuring. Che valore hanno e qual è il rapporto con gli artisti coinvolti?

Il rapporto è l’amore incondizionato e – come dice Burzum – “l’amore conta”.

Avete definito questo lavoro come “cyberpunk”, aggettivo che trovo adatto anche alla vostra modalità di comporre in generale. Quanto il momento storico che stiamo vivendo è definibile cyberpunk? Anche dal punto di vista della scena musicale.

Sicuramente è un periodo molto cyber, in cui la linea fra ciò che è realtà e ciò che è rappresentazione va sfumando. Tutto sarà destinato a mescolarsi sempre di più fino a sovrapporsi completamente: in quel momento, la capacità creativa dell’uomo sarà in grado di produrre realtà alternative del tutto indistinguibili dal reale che ora conosciamo. A quel punto, quando ci saranno delle regole, ci saranno anche dei trasgressori e al concetto di cyber si sposerà quello di punk con risultati che non vediamo l’ora di sperimentare (anche se li stiamo già vedendo, soprattutto in alcuni ambiti mediatici di tipo grafico e visuale).

A proposito di momenti storici…Se vi venisse offerto un viaggio sulla macchina del tempo, in quale “periodo musicale” vorreste tornare?

Vorremmo tornare indietro al momento in cui quel tizio che inventa la prima chitarra elettrica sta per farlo e ammazzarlo, così da salvare le generazioni future. Chi dice che la musica l’ha salvato intende che ha mandato a puttane tutto e rovinato quel poco che poteva funzionare, incasinandogli il cervello per sempre.

Da amante del “Seattle Sound” volevo ringraziarvi per il verso “e nelle sue mutande c’è un disco dei Soundgarden”. Apprezzato tantissimo <3

Grazie mille Laura per le domande e il tuo interesse, è stato un piacere e speriamo di vederci a qualche concerto, un abbraccio.

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