Sziget 2019: l’Isola della Libertà
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Sziget 2019: l’Isola della Libertà

Sziget 2019: l’Isola della Libertà

Non ho realizzato di essere davvero lì se non una volta attraversato il ponte di benvenuto. Non realizzo ora che l’esperienza dello Sziget Festival 2019 si è conclusa. Da una parte i giorni sembrano essere volati, dall’altra si ha la percezione che sia passato chissà quanto tempo dalle prime avventure sull’Isola della Libertà. Forse perché ogni momento rimane impresso in modo indelebile. È il tassello di un puzzle colorato di un panorama di migliaia di anime radunate sotto un palco e una ruota panoramica. Un punto di ritrovo circondato da una dimensione distaccata dalla realtà ma che desideri fosse traslabile nella vita reale.

Perché, in fondo, tutto quello che devi fare è essere te stesso senza timore, rabbia, gabbie, remore. Mi sono sentita così in ogni istante, nell’attimo in cui ho indossato il braccialetto, ad ogni passo dei milioni di chilometri percorsi, nelle canzoni e nei dj set deliranti fino a tardi, nelle foto con le giraffe, nello scoprire sempre nuove aree e attività, nel ritrovarsi in sala stampa, nello scrivere da una cucina verde di un appartamento a Budapest, nell’affidarmi a chi mi ha guidato, nell’essere profondamente grata a chi c’era e chi ha reso possibile tutto questo.

Mi sono sentita così ad ogni concerto, ad uno in particolare, essendo la musica la base di tutto ciò. Motore di emozione, condivisione, esperienze e legami. Insegna a camminare, credere, amare, vivere di nuovo. Conduce per mano di fronte ad uno specchio dal cui riflesso comprendi che chi ti mancava, chi aspettavi da così tanto tempo è proprio la figura che hai davanti, nel suo sorriso, gli occhiali tondi e la camicia del mercatino vintage del festival, nei capelli spettinati, i sogni, gli obiettivi, la volontà, le nuove direzioni da prendere e tanto da lasciarsi alle spalle. Guardi di fronte a te e l’immagine che vedi, finalmente, ti basta.

Now, for the very first time
Don’t you pay no mind
Set me free, again
To keep alive, a moment at a time
That’s still inside, a whisper to a riot
The sacrifice, the knowing to survive
The first decline, another state of mind
I’m on my knees, I’m praying for a sign
Forever, whenever, I never wanna die
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Foo FightersWalk

foto Foo Fighters: Henry Ruggeri
foto copertina: Rockstars Photographers
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