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Una delle riflessioni di rito, giunti alla fine di ogni anno – e che anno, questo 2020 – riguarda il focus sui momenti più significativi dei (circa) trecentosessantacinque giorni precedenti. Rimarrà impressa, come una “x” su una mappa, la mattina in cui, appena sveglia, ho trovato un messaggio inviato da un profilo, un progetto che non seguivo ancora. “Nutshell Travel” mi scriveva che, nonostante la distanza – «Noi siamo in Nuova Zelanda!» -, nonostante il fuso orario, nonostante non fossimo a conoscenza gli uni dell’altra fino a quell’istante, la lettura di un mio articolo sui Pearl Jam di qualche tempo prima aveva accompagnato una giornata speciale, un compleanno, una dedica intitolata proprio come una canzone della band, “Nothingman”. Da quel primo contatto è nata una connessione alimentata dal desiderio di condivisione e di approfondimento. L’empatia come legge universale e personale. Le passioni in comune della musica – su tutte – della fotografia e della scrittura come fedeli compagne di progetti – «Facciamo un’intervista?», «Sarebbe bellissimo!» – di sogni ad occhi aperti e del viaggio della vita. Ecco, Anna e Matteo hanno reso il loro legame e la loro vita un meraviglioso viaggio. Ce lo raccontano, esperienza dopo esperienza, canzone dopo canzone.


Track n.1: Alice in Chains – Nushell

Ciao ragazzi e benvenuti su Rocks and Shots! È un piacere conoscere ed approfondire il vostro progetto, condividendo le sfumature legate alla musica. Iniziamo con le presentazioni: chi sono Anna e Matteo, le anime, i cuori, gli occhi e le mani di Nutshell Travel?

Ciao Laura! Siamo Anna e Matteo, una coppia di ragazzi di Torino che da circa sei anni si ritrova a rimbalzare da un posto all’altro nel mondo alla ricerca di esperienze uniche, di storie non ordinarie da condividere. il tutto accompagnato da una colonna sonora continua che colora le nostre giornate. Un po’ come dei bambini che, guardando il cielo, si fossilizzano a osservare il tutto con gli occhi ben spalancati, ci catapultiamo nelle avventure di ogni giorno, affidandoci alla natura e alla sua capacità di rigenerarci e riequilibrarci. La fotografia e la letteratura fanno parte di noi perché colmano tutti quei momenti in cui le parole sono troppe per uscire e prendere forma. Ciò che più di tutto aiuta la nostra essenza a prendere concretezza, però, è la musica: ne siamo completamente dipendenti, da quando ci svegliamo a quando ci corichiamo per andare a letto. Ogni momento della nostra vita ha la sua canzone, ha le sue note musicali che si mescolano con i nostri pensieri e questo rende il nostro viaggio – o meglio, la nostra vita – ancora più nostra. Una canzone più di tutte ci rappresenta a 360 gradi ed è la stessa che ha dato nome al nostro progetto di viaggio: stiamo parlando di “Nutshell” degli Alice in Chains. Da quando ci siamo conosciuti, è stata la canzone che ci ha accompagnato di più. Ci rispecchia totalmente, non solo per l’aria introspettiva e malinconica che tanto ci contraddistingue, ma anche per quel suono acustico di chitarra amalgamato dalla voce graffiante di Layne, che è sempre un toccasana per il nostro cuore e per la nostra anima. In quel testo abbiamo ritrovato noi stessi, in particolare in una frase ben specifica: “If i can’t be my own, I’d feel better dead”. Questa frase ce la siamo scolpita dentro, ripetendocela giorno per giorno, come un mantra, e si riversa sulle nostre decisioni quotidiane. Ci ha condotti al punto in cui siamo ora.


Track n.2: Ataxia – Another

Qual è stato il viaggio illuminante che vi ha spinti ad orientare la bussola sulle scelte di vita, le priorità e gli obiettivi attuali?

Non uno ma ben due sono stati i viaggi illuminanti che ci hanno radicalmente influenzato. Senza quei due grandi passi, non ci saremmo mai analizzati così in profondità. Nel 2014, dopo l’ennesimo “fallimento” lavorativo, abbiamo deciso di seguire per una volta quello che l’istinto ci diceva da tempo, senza curarci troppo del pensiero altrui. Così, senza nessun piano e nessuna via prestabilita, abbiamo caricato gli zaini e dopo neanche venti ore eravamo in India, un paese completamente fuori dal mondo, colmo di contraddizioni e paradossi. Il paese più affascinante e struggente visitato sinora. Il paese delle emozioni più forti che non ti lascia il tempo per pensare ma ti tiene lì, vivo e presente costantemente. Questo viaggio, oltre ad essere stato introspettivo e materiale allo stesso tempo, è stato il magnete che ha indirizzato l’ago della bussola in questa direzione. È stato un portale per la vita vera e ci ha fatto capire quante vie differenti esistono al di fuori degli schemi a cui siamo abituati. Abbiamo conosciuto persone, viaggiatori e non, che vivevano in maniera diversa. È crollato il muro di certezze a cui eravamo ben aggrappati, scuotendoci e facendoci porre tantissime domande, dandoci così la forza per iniziare il nostro primo vero cambiamento. Dopo i tre mesi indiani, una volta tornati in Italia, eravamo sempre noi stessi ma con obiettivi completamente differenti. Tutto questo ci ha indotti a lavorare duramente per risparmiare quei soldi che ci sarebbero serviti per compiere il secondo grande passo: l’Australia. Se l’India ci ha sconvolto emozionalmente, l’Australia ci ha insegnato ad essere indipendenti economicamente, ma non solo. Abbiamo lavorato tantissimo, imparando a valorizzare il tempo e seguendo sempre di più la filosofia: lavora, risparmia, viaggia. Una vita basata sulla semplicità, sull’importanza di porci dei traguardi. Tutto è possibile, soprattutto se gli obiettivi sono accompagnati da una buona dose di sacrifici: nessuno regala mai niente. Gli ideali, i sogni che avevamo (e che continuiamo ad avere) hanno rivoluzionato la nostra vita, hanno allargato la portata della nostra mente ed esteso quegli orizzonti che già la nostra bussola ci aveva portato a seguire.

Nutshell Travel, Anna e Matteo: il viaggio a bordo di un guscio di noce

Track n.3: Om – Addis

Nel 2017, avete raggiunto l’Asia via terra, attraversando molti paesi dall’Europa dell’Est, alla Russia, fino alla Thailandia. Durante un’avventura di fascino, durata e portata tali, c’è stato un filo rosso che ha contraddistinto ed ispirato i momenti più significativi del viaggio?

Quando siamo partiti alla volta dell’Asia, non sapevamo minimamente a cosa andavamo incontro. Tuttavia, avevamo una certezza: volevamo conoscere e assaporare la vita di tutte quelle persone appartenenti ad una cultura differente dalla nostra, che tanto ci affascinavano nei libri fotografici e nelle storie raccontate da chi ha avuto un grande impatto nella storia di tutti i giorni. Il nostro obiettivo, sin da quel momento, è sempre stato quello di scovare e raccontare storie, come attivi partecipanti e non come spettatori passivi. È stato un lavoro di forte ricerca ma tutto questo ci ha portato a vivere esperienze indimenticabili grazie ai due strumenti che più preferiamo: la macchina fotografica e la scrittura. Essi sono stati dei ponti che, con l’aiuto della sharing economy (come couchsurfing e workaway), hanno creato delle connessioni dirette con persone lontane da noi dal punto di vista linguistico e culturale.


Track n.4: C.S.I – Forma e Sostanza

Ora vi trovate in Nuova Zelanda da più di un anno. Qual è il paese a cui, ad oggi, vi sentite più riconoscenti in termini di scambio ed arricchimento? E, da questo punto di vista, qual è stata una delle tappe che considerate come imprescindibile?

È difficile scegliere perché ogni tappa è stata fondamentale per lo scambio e l’arricchimento personale. Sicuramente la Mongolia è stata una delle esperienze più significative dal punto di vista dell’adattamento: è stata capace di riportarci in tempi antichi, facendoci rivivere sulla nostra pelle degli anfratti storici che fino a quel momento potevamo solo sognare attraverso i libri. Andare a cavallo in mezzo alla steppa e venire a contatto con le popolazioni nomadi che vivono così da secoli, ci hanno fatto ricordare i dettami della filosofia migratoria che tanto spinge le persone a non adattarsi mai ad un singolo posto e ad assaporare continuamente quella libertà, seguendo un orizzonte impossibile da raggiungere. L’Indonesia, invece, è stato il paese in cui ci siamo sentiti più a casa, sin dal primo momento. Ci ha spinto a ricercare una connessione più profonda con la natura stessa. L’esperienza con il popolo Mentawai ci ha illuminato, dando risposta a tutti quei dubbi che tanto ci ponevamo lungo il nostro cammino. Vivere all’interno della giungla, senza nessun tipo di contatto con la civiltà moderna ci ha portato a ritroso nel tempo. Abbiamo realizzato che siamo davvero minuscoli rispetto alla natura ma che ci possiamo adattare ad essa, con una grande dose di impegno e adattabilità. Seguire il flusso del tempo senza cercare di dominarlo ci ha reso più liberi e leggeri, capendo quanto l’epoca moderna è ormai dominata dal progresso. Le parole dei testi di Lindo Ferretti sono state così incisive per noi da prendere sempre più “forma e sostanza”: “Conosco le abitudini e i so prezzi, e non voglio comperare né essere comprato. Attratto fortemente attratto, civilizzato sì civilizzato”.


Track n.5: The Cure – A Strange Day

Scegliendo di vivere per viaggiare e di viaggiare per vivere, in che modo conciliate passione e lavoro?

Direi che una è conseguente all’altra e possono anche andare nella stessa direzione. Avendo avuto maggior tempo per conoscere noi stessi, ci siamo riscoperti molto più creativi di quello che credevamo. La fotografia e la scrittura si sono rivelate due fattori determinanti per contraddistinguere ciò che siamo, portandoci a grandi soddisfazioni personali. Circa un anno fa, “per caso”, abbiamo scoperto la meravigliosa arte del macramè. Anche in questo caso, con un po’ di impegno, ne abbiamo imparato le basi, innamorandoci della creazione dei gioielli attraverso cristalli e pietre, dando così vita al nostro progetto parallelo, Sapna-Art, un ulteriore spunto per conciliare l’amore per il viaggio e il mantenimento economico. Ci stiamo impegnando per farlo diventare, in un futuro non troppo lontano, il nostro lavoro a tempo pieno. Tuttavia, ci sono tantissime altre forme di sostentamento che permettono di conciliare la passione con il lavoro: qui in Nuova Zelanda – ma anche in Australia, Canada o in Europa – i lavori stagionali in campo agricolo sono un ottimo strumento per risparmiare in poco tempo e potersi dedicare alle proprie passioni. Sia il macramè che il lavoro in agricoltura ci permettono di ascoltare tantissima musica: un album che non manca mai durante questi lavori è “Pornography” dei The Cure, in particolare la canzone “A Strange Day”. Ci riporta a tutti quei momenti di silenzio, concentrazione e intensità.


Track n.6: Fabrizio De Andrè – Smisurata Preghiera

“Nutshell Travel” è il vostro passaporto sul web e sui social. In particolare, sul profilo Instagram sono presenti bellissime foto e racconti dettagliati che le accompagnano e descrivono. Che tipo di evoluzione ha avuto la piattaforma?

Dobbiamo fare una premessa: utilizziamo i social network solo come canali di condivisione e scambio. Cerchiamo di non includere troppo del nostro privato quotidiano perché la vita non è Instagram. Mediante la scrittura e la fotografia, però, cerchiamo di porre un focus su ciò che siamo veramente, senza filtri. Come avrete notato, ciò che contraddistingue il nostro profilo non sono tanto le foto che ci ritraggono, ma quanto le fotografie di posti e di esperienze che ci hanno segnato e lasciato dei segni indelebili, in tutto il mondo. Preferiamo, quindi, metterci in secondo piano, come delle voci fuoricampo, per lasciare spazio ai veri protagonisti di Nutshell: le persone che conosciamo e le esperienze che viviamo, con le loro colonne sonore personali, che cambiano di contesto in contesto.


Track n.7: Temple Of The Dog – Hunger Strike

Quando sono andata alla ricerca di informazioni su Nutshell Travel per prepararmi a dovere, all’interno di un’intervista, ho trovato una foto di Anna con la maglia “grunge is dead”. Quanto ha influito la vostra formazione musicale come cassa di risonanza delle emozioni e chiave di lettura per la vita? E quanto la musica è presente nel vostro quotidiano, anche come linguaggio universale?

Per noi la musica è qualcosa di necessario, un bisogno primario, come nutrirsi e come dormire. Il suo impatto emotivo è sempre fortissimo, in ogni situazione, in ogni progetto, in ogni momento quotidiano. Ascoltiamo davvero di tutto: dal classic rock all’hard-core, dal cantautorato al prog ma la corrente musicale che più ci rispecchia, che ci ha influenzato e caratterizzato è sicuramente il Grunge. Gli anni Novanta sono stati un miscuglio di tutte le correnti musicali, la loro evoluzione, dagli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta. Dal blues al punk, il grunge è riuscito convogliare il tutto in uno stile unico e ineguagliabile.  Quando abbiamo bisogno di emozionarci e di tranquillizzarci ascoltiamo i Pearl Jam e loro ballate, riuscendo a tirare fuori tutta l’emotività che abbiamo dentro. Gli Alice in Chains sono benzina per il fuoco, che ci aiuta a superare i momenti più bui, illuminando la strada da percorrere. I Nirvana ci riportano a chi siamo e i Mother Love Bone ci ricordano che non dobbiamo mai prenderci troppo sul serio, un po’ come faceva il frontman Andrew Wood. I Mad Season caratterizzano i nostri viaggi e i Temple Of The Dog scavano dentro ogni volta, aiutandoci a non pensare. In particolare “Hunger Strike” è la traccia più scolpita dalla puntina del nostro giradischi emozionale. È il piede giusto per iniziare la giornata e la fusione delle voci di Eddie Vedder e di Chris Cornell ha il potere assoluto di catapultarci nel nostro passato, nei momenti più intimi della nostra infanzia, dell’adolescenza e della spensieratezza permanente in quel periodo. Fa riaffiorare gli istanti che pensavamo di aver accantonato ed è proprio qui che arriva il bello: tasto rewind, riavvolgi il nastro e torni alla consapevolezza di chi sei davvero e da dove vieni. Siamo i frutti delle nostre esperienze passate ma siamo anche come quelle radici profonde, legate a determinati terreni, che hanno contraddistinto la nostra vita. Tutti questi musicisti, col tempo, sono diventati come degli amici con cui sentirci noi stessi, con cui metterci a nudo. Ci riportano alla mente ciò che siamo stati, ciò in cui ci siamo imbattuti e ciò che siamo diventati ora.

Nutshell Travel, Anna e Matteo: il viaggio a bordo di un guscio di noce

Track n.8: Side A: Code Orange / Side B: Black Sabbath

Nonostante il 2020 sia stato davvero complicato, in questo periodo un aspetto che non cambia è quello riguardante le “somme di fine anno” . Qual è l’artista che vi ha tenuto più compagnia ed un album che avete scoperto – quindi uscito nell’arco degli ultimi dodici mesi –  o che avete riscoperto?

In questo caso dobbiamo dividere la risposta. Per Matteo una grandissima scoperta sono stati i Code Orange, una band metal-core americana che poco più di tre mesi fa ha fatto uscire il live unplugged, “Under The Skin”, ispirandosi tantissimo all’atmosfera grunge che caratterizza l’Unplugged del 1996 degli Alice In Chains. Attraverso questa performance dei Code Orange, ha iniziato a spulciare nei loro precedenti album, scoprendo così “I’m King”. Per Anna, più che una scoperta è stata una dedica compulsiva ai Black Sabbath e allo zio Ozzy. Si è ritrovata moltissimo nei testi, influenza diretta sulla sua quotidianità.


Track n.9: Eddie Vedder – Rise

E all’orizzonte che cosa scorgete? Avete già pensato al prossimo viaggio o alla prossima avventura?

Se già prima eravamo abituati a vivere la giornata senza troppi piani, in questo periodo di forte incertezza per il futuro, non riusciamo a programmare molto. Ora ci siamo presi una pausa lavorativa di qualche mese per andare alla scoperta dell’isola del Sud della Nuova Zelanda, assaporando di nuovo quella natura sconfinata che da sempre abbiamo cercato nei libri di Thoreau e riscoperto di paese in paese.

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