Frank Carter & The Rattlesnakes
19 Augs, 2019 - by John Snow | Technology

Frank Carter & The Rattlesnakes

Per molti è stata la rivelazione della scorsa edizione del Firenze Rocks, altri lo seguono dai tempi delle
sfuriate punk rock dei Gallows e dalle distorsioni elettriche dei Pure Love. Frank Carter torna in Italia con i
suoi The Rattlesnakes, progetto nato nel 2015, in costante ed eclettica evoluzione.
Dopo l’appuntamento alla Santeria Social Club, la data del 26 marzo vede come scenario il Locomotiv Club
di Bologna. L’atmosfera familiare e raccolta del locale riceve con entusiasmo la band di apertura. Sono
giovani, sono inglesi, sono i King Nun. I quattro londinesi suonano forte, hanno pezzi di qualità, si
divincolano sul palco con scoordinata energia. Guardandoli, sembra di avere davanti una vecchia foto anni
’70: i classici rampolli britannici di buona famiglia e l’unico neo di aver scelto la strada del rock ‘n roll. Per
fortuna.

Giusto il tempo di posizionare la pedaliera di Dean Richardson, lo sgabello di Gareth Grover e il basso di
Tom ‘Tank’ Barclay che il palco è pronto ad accogliere Frank Carter. I tatuaggi in vista dalla canotta
traforata, i pantaloni della tuta rossi sgargianti, come i suoi capelli. Ci si scalda sulle note di Crowbar, primo
singolo estratto dal nuovo album End of Suffering, in uscita il 3 maggio 2019. Con le sembianze di un
folletto gabber, il cantante salta, corre, sorride in ghigni espressivi. Il pubblico, esaltatissimo, non aspetta
altro che uno dei suoi famosi crowdsurfing che arriva già alla terza canzone, finendo con una perfetta
verticale sulla folla.

Tra circle pit, teste che si scuotono a ritmo e sudore, il live si infuoca. Un concerto che riecheggia delle note
e delle parole di sentite dediche. Se Fangs è un ringraziamento a Matt Cabani di Hellfire per aver creduto in
lui fin dagli esordi, Heartbreaker è l’occasione per manifestare contro ogni forma di violenza, soprattutto
contro quella sulle donne. Il frontman ne ricorda il ruolo fondamentale, si scusa a nome del genere
maschile per averle offese in qualsiasi modo e invita le ragazze ad arrivare sino al palco, passando di mano
in mano, senza che nessuno si permetta di toccarle.

Anxiety è anticipata da una confessione: “Circa due anni fa, quando ho iniziato a comporre i nuovi brani,
stavo attraversando un momento davvero difficile. La musica, le persone care, la mia famiglia, il mio lavoro
non riuscivano a farmi dimenticare il mostro che si presentava allo specchio, ogni mattina. Mi sentivo
profondamente solo. Poi ho intrapreso una battaglia. Ed è stato anche per merito dei miei amici e compagni
di band che ho scelto di lottare. È una fortuna e una benedizione averli al mio fianco. Perché se la
depressione appartiene al passato e l’ansia per quello che verrà al futuro, ciò che conta è vivere questo
momento, insieme”.
Alla figlia, invece, è dedicata Lullaby, una ninna nanna molto alternativa che precede i ringraziamenti di rito
e il gran finale.

Grazie a chiunque si trovi qui, oggi. Grazie a voi che, a miglia e miglia da casa mia, cantate le mie canzoni.
Sì, sto parlando a voi, a degli uomini. Uomini che affrontano guerre contro i propri demoni perché siamo
costantemente spinti ad essere guerrieri. Sapete, però, che il nobile traguardo di un guerriero è quello di
morire? Desidero, invece, che ogni singola persona qui viva una lunga, fottuta vita per i propri genitori,
partner, figli e famiglie. Voglio soprattutto che lo faccia per se stessa. Parlate, apritevi. E ascoltate chi
chiede il vostro aiuto
”.

La chiusura con il classico I hate you, dall’album Blossom, è una festa. I King Nun si uniscono ai Rattlesnakes,
in una pioggia di champagne e grida con il poco fiato rimasto. Sì, perché a un concerto di Frank Carter non
si va per l’impeccabilità della voce o per la perfetta esecuzione. Quello a cui si assiste è l’espressione di
un’urgenza artistica ed emotiva che evade ogni assolo di chitarra, ogni colpo di batteria, ogni nota urlata al
microfono. Il significato che racchiude va oltre, come quello che custodisce l’inchiostro di un tatuaggio.

If you are struggling with the weight of the world around you, please talk to someone. Embarrassment
breeds Shame, shame breeds loneliness and loneliness will kill you if you let it. You are not alone
.”
Frank Carter

by Laura Faccenda

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