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Fioccano gli annunci per il 2022 e questa è la vera notizia della settimana. C’è ottimismo, c’è voglia di musica dal vivo e ci sono centinaia di artisti che non aspettano altro che esibirsi per noi, su un palco, in carne ed ossa. Abbiamo l’annuncio dei Guns N’ Roses a San Siro, ma anche Julien Baker a Padova, i Bad Religion a Milano e Bassano Del Grappa, e tanti altri show riprogrammati che vanno ad infittire un calendario che promette faville (e sovrapposizioni).

Che dite dei concerti in streaming, invece? Si vocifera della possibilità che restino una pratica molto diffusa anche dopo la fine della pandemia. E nel frattempo i Radiohead – che pare stiano tramando qualcosa di grosso, forse il nuovo disco? – aprono i loro archivi e si preparano a pubblicare diversi live storici sul canale Youtube. Si parte stasera, alle 21, con lo show del 16 gennaio 2008 al 93ft East to Kick Off di Londra. Domani, invece, l’ultimo capitolo del “The Virtual Road”, l’antologia in streaming degli U2 che si chiude con “iNNOCENCE + eXPERIENCE: Live in Paris”, del 2015.

Sul versante discografico abbiamo Taylor Swift che prosegue la battaglia per riappropriarsi pienamente del suo catalogo e ripubblica il secondo album, “Fearless”, nella cosiddetta “Taylor’s Version”. Occhio poi a Sufjan Stevens che, a pochi mesi dopo il suo ottimo disco, annuncia un’imponente uscita dal titolo “Convocations”, ovvero un’opera in cinque parti per omaggiare il padre recentemente scomparso. “Meditations”, il primo capitolo, è uscito ieri, mentre i successivi -“Lamentations”, “Revelations”, “Celebrations” e “Incantations” – usciranno con cadenza settimanale.

Infine, la nostra consueta selezione dei brani più interessanti della settimana. Buona lettura e buon ascolto!


Twenty One Pilots – Shy Away

Guarda chi si rivede, i Twenty One Pilots. Il loro sesto album in carriera “Scaled and Icy” sta per arrivare, atteso per il 21 maggio. La canzone che oggi ascoltiamo è “Shy Away”, ed è esattamente quello che potremmo aspettarci da un ritorno del duo dell’Ohio. Il lavoro precedente, “Trench”, è stato disco d’oro in Italia, confermando lo status di uno dei gruppi di maggiore successo degli ultimi anni. In realtà l’ultima volta che li abbiamo visti è stato esattamente un anno fa, il 9 aprile 2020, nel pieno del primo lockdown. La loro canzone concepita tra le quattro mura di casa, “Level of Concern”, era un modo di esorcizzare quello stato di claustrofobia allucinata che difficilmente dimenticheremo e che cercheremo di raccontare ai nostri nipoti. Quell’esperienza pare abbia influenzato tutta la produzione del nuovo disco, registrato attraverso sessioni separate e nel quale verranno affrontate tematiche come ansia e solitudine, il tutto nascosto in superficie dal rock leggero e di marchio pop tipico dei Twenty One Pilots. “Shy Away” è il perfetto modo di estraniarsi dalla cruda realtà attraverso il racconto racchiuso in una parentesi nostalgica, in cui il frontman Tyler Joseph introduce il fratello minore Jay nel mondo della scrittura della musica sotto forma di consigli utili per avere successo. Per chi ascolta, la melodia è irresistibile, come sempre, in un meccanismo che funziona immediatamente, forse con un pizzico di malinconia in più del solito.

Daniele Corradi


London Grammar – America

Nella promozione di un disco arriva sempre il momento in cui esce “quel singolo”. Quello che significa qualcosa in più e che gli artisti probabilmente pubblicano nella speranza di un imprinting, più che di un apprezzamento artistico. La chiave di lettura nascosta nel posto più sicuro del mondo: alla luce del sole. Per i London Grammar del 2021 credo che quel brano sia “America”, quinto estratto del nuovo lavoro in studio, “Carlifornian Soil”, in uscita il 26 aprile.

«Questa canzone parla del mio viaggio per lasciarmi alle spalle il passato e imparare di nuovo a scrivere musica dopo un periodo difficile per la mia salute». Una rinascita, quella della frontwoman Hannah Reid, che identifica con l’America e il proverbiale sogno americano tutto ciò che inseguiamo senza speranza, smettendo di vivere il presente nella fraudolenta promessa di qualcosa che non c’è e non c’è mai stato. Così le ali della fenice si dispiegano nella triste epifania del ritornello: «But all of our time chasing America / But she never had a home for me / All of our time chasing a dream / A dream that meant nothing to me». È la voce di Hannah – come sempre, più di sempre –  a dominare la scena, mentre una chitarra solitaria suona in sottofondo, lontana, malinconica, come l’eco evocativa dei ricordi che sfumano, verso l’outro quasi a cappella. Verso il potere lenitivo di una voce unica nel suo genere.

Umberto Scaramozzino


Motta – E poi finisco per amarti

Aveva annunciato una pausa, Motta, prima dello stop forzato del lockdown. Succedeva al termine del tour, nell’estate 2019. Due album e due targhe “Premio Tenco”, numerosissimi palchi – tra cui quello di Sanremo – un live a Roma, all’auditorium Santa Cecilia, per un sogno diventato realtà e poi disco. La passione, però, non si arresta a comando. «È una tempesta che non puoi fermare mai.», come da definizione di sua moglie, Carolina Crescentini. Dopo l’esperienza del libro “Vivere la musica”, qualche indizio sui social lasciava già intuire promettenti novità: sale di registrazione, reunion con amici e colleghi, alcune questions & answers su Instagram molto chiare. Eccoci qua. Mercoledì è stato pubblicato “E poi finisco per amarti”, primo estratto da “Semplice”, prossimo lavoro in studio, in uscita il 30 aprile. Il cantautore livornese affonda e definisce l’impronta del suo stile – dalla linea vocale ai ritmi ipnotici e magnetici – e lo impreziosisce attraverso un tocco elegante, raffinato. Una luce crea la scintilla su una lente di ingrandimento, dall’ottica sia induttiva che deduttiva: si parla dell’uomo e dell’amore, dell’artista e della sua missione, dell’individuo e del mondo. Le contraddizioni, gli opposti, gli errori e le consapevolezze rappresentano i componenti imprescindibili di una band sinfonica. Intro strumentale (è ormai un must!), interferenze ed intersezioni di archi, batteria a cronometro, respiri e aperture nei ritornelli compongono un brano di calibro elevatissimo, dalla veste cangiante, identificante: «e poi finisco per amarti […] / e poi finisci per amarmi […]/ e poi finisco per amarvi». Dai, chi ha già pensato al coro in transenna?

Laura Faccenda

Foto copertina di Mathias Marchioni.

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