Secondo venerdì del 2021 e abbiamo già messo da parte le speranze per un’annata meno folle della precedente. Fioccano i meme, si inizia a parlare di “2020 bis” e viene naturale coprirsi gli occhi e mettere su le cuffie, ché per fortuna c’è sempre la musica a tenere in piedi la baracca.

Arrivano i primi nuovi annunci di dischi, come quelli di Nick Cave, Kings of Leon e Chevelle, mentre Taylor Swift prova a mettere lo zampino anche nell’anno nuovo con la versione Deluxe del suo “evermore”.

Sul fronte singoli troviamo sempre i due tuttofare Travis Barker e Tom Morello, il primo come pregiato ospite nel singolo degli Escape The Fate (“Not My Problem”), il secondo sia come featuring del nuovo pezzo dei The Pretty Reckless (“And So It Went”), sia in collaborazione con Serj Tankian per la cover di “Natural’s Not in It”, omaggio al compianto Andy Gill dei Gang of Four.

Ecco nel dettaglio, invece, la nostra selezione dei singoli più interessanti di questa settimana.


Lonely The Brave – Keeper

Ho sempre visto la scena alternative rock britannica come la sfarzosa collana di un prode cavaliere, dove ogni ciondolo corrisponde a un trofeo vinto in battaglia. Solo che, mentre nei primi anni Duemila i trofei erano le nuove e promettenti band sfornate dalla fertile terra di Albione, a pesare sul collo del vecchio condottiero oggi c’è una sfilza di totem, promesse sfumate di gruppi ormai sciolti. Alcuni, però, sembrano sfuggire al triste destino, restando semplicemente a galla o addirittura mettendo un piede negli inferi per poi voltarsi e tornare in superficie, a fare casino sul piano più funesto. Lo fanno i Lonely The Brave, da Cambridge, che dopo essere cresciuti a pane, Pearl Jam e Deftones, trovano la loro strada seguendo le orme dei pochi del loro giro che ce l’hanno fatta – Biffy Clyro in testa – prima di dover rinunciare a David Jakes, frontman costretto a fermarsi per i protratti problemi di salute mentale. Arriva però Jack Bennett, già all’opera con il moniker Grumble Bee, che dà nuova linfa vitale al combo. “Keeper” è il quinto singolo estratto dal prossimo “The Hope List” e appare fin dal primo ascolto come uno dei più riusciti. Inno immediato, dal potentissimo ritornello. «She’s my keeper», è l’urlo di battaglia con cui tuona la voce ruvida di Jack.
Ehi, cavaliere, rispolveriamo la vecchia collana?

Umberto Scaramozzino


Kings of Leon – 100,000 People

I Kings of Leon sono tornati. A distanza di quattro anni dall’ultimo lavoro in studio e dopo la cometa apparsa nel cielo del lockdown di aprile, “Going Nowhere”, la band di Nashville annuncia il titolo del nuovo album, “When You See Yourself”, in uscita il prossimo 3 maggio. Protagonisti della sequenza di snippet apparsa sui canali social ufficiali, sono stati proprio alcuni estratti e alcuni versi dei primi due singoli. “The Bandit” riprende il tradizionale sound del gruppo, imperniato su un riconoscibile giro di basso. “100,000 People” è, invece, un’ispirata ballata sulle cui frequenze, sapientemente ritmate e reiterate, si dipana il topos dell’esclusiva unicità in contrapposizione alla moltitudine indistinta. La voce inconfondibile di Caleb Followill riecheggia come una confessione e viene corredata da suoni corpuscolari e sintetizzati nel passaggio risolutivo del secondo chorus. In un’atmosfera di perdizione, peregrinaggio, fuga e sogno, l’espediente della ripetizione risulta ancora più efficace nella successione della formula “you do”: la dedica, la prova, l’azione e l’eccezione reali.

Laura Faccenda


Martin Gore – Howler

Premessa: senza il biondo, timido e riccioluto Gore, di fatto non esisterebbero i Depeche Mode. Per questo, quando si muove il cuore e la penna di una delle migliori band in circolazione da quarant’anni a questa parte, attenzione e rispetto devono essere le prime cose a guidarci, anche quando, come in questo caso specifico, il prodotto musicale che ci offre è decisamente lontano dalla nostra umana comprensione.
Il dado è tratto e anche “Howler”, secondo singolo dopo “Mandrill”, conferma che il nuovo album in studio sarà apprezzato e apprezzabile solo da una ristretta cerchia di addetti ai lavori e amanti della musica elettronica più nuda e cruda. Ed è anche inutile pensare che, forse, con la presenza delle linee vocali del suo partner in crime, i brani finora usciti acquisirebbero tutt’altro sapore.

Mathias Marchioni


Melvins – Caddy Daddy

Sono i tempi di “No Code” quando un giovane Eddie Vedder, senza chiavi di casa e in piena crisi esistenziale, trova ristoro in casa di Matt Lukin, bassista dei Melvins. Apre il suo frigo e letteralmente riesce a dare senso, almeno temporaneamente, alla vita. Questo è raccontato in “Lukin” dei Pearl Jam, e chissà cosa ci ha trovato Eddie dentro quel frigo. Forse quello che noi proviamo ascoltando le note della nuova “Caddy Daddy” dei Melvins, che tornano con “Working With God”, nuovo album che promette di donare atmosfere desertiche e doom a questo 2021, che parte non certo con i migliori auspici. Riff letale, rallentato il giusto per dargli quel tocco di epicità che non si sentiva dai primissimi tempi dei compianti Soundgarden, e quella voce tonante di Roger “Buzz” Osbourne, per gli amici “King Buzzo“, che con il suo sguardo spiritato e i suoi capelli indomiti e ormai bianchi è pronto a garantire il suo apporto di energia e imprevedibilità. Bentornati.

Daniele Corradi

Walk tall, or don't walk at all.