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Cos’è? La sentite anche voi? È la sempre meno flebile speranza di poter vivere di nuovo un’estate di musica dal vivo. Certo, non sarà ciò a cui eravamo abituati prima della pandemia, ma sono sempre di più gli artisti che annunciano le lore tappe nelle rassegne musicali sparse per lo Stivale. Niccolò Fabi, Willie Peyote, Colapesce e Dimartino, La Rappresentante di Lista e tanti altri.

Ci sarebbe motivo di essere di buon umore insomma, ma comunque andateci piano, perché è di poche ore fa la notizia dell’archiviazione della causa intentata da Vicky Cornell, la moglie del compianto Chris Cornell, nei confronti del dottor Koblin per negligenza e dolo. Insomma, un accordo privato, qualche soldo in tasca e amici come prima. Sorvoliamo? Sorvoliamo.

Se ci sono state altre notizie importanti ce le siamo perse durante la settimane, sepolte sotto il chiacchiericcio sul ruolo di un rapper/influencer come Fedez nella società odierna. Ma parliamo di musica e celebriamo l’uscita di “Van Weezer”, lo spaesante album dei Weezer dedicato a Eddie Van Halen, a pochi mesi di distanza dal precedente disco. Matti veri. Se poi volete ascoltare qualcosa di davvero notevole allora vi suggeriamo “Bright Green Field” degli Squid, pronti a reclamare il loro prestigioso posto nell’incontenibile ondata di questo revival post punk.
C’è anche il nuovo lavoro di Caparezza, “Exuvia”, che come sempre merita un ascolto, una lettura, una riflessione e la snervante attesa di assaporare il nuovo materiale dal vivo.

Infine, come sempre, vi accompagniamo verso il weekend con la nostra consueta selezione dei singoli più interessanti della settimana. Buona lettura e buon ascolto!


Rise Against – The Numbers

Quante band sono rimaste in giro a portare avanti lotte politiche e sociali con credibilità, riuscendo a renderle elemento identitario del progetto artistico? La domanda è lunga, la risposta è breve: poche. Quasi nessuna. I Rise Against sono però una fondamentale eccezione, che dopo qualche passo falso e qualche difficoltà sulla resa dal vivo, sembra stia tornando agli antichi fasti. Dando un seguito alla title-track di qualche settimana fa, il gruppo statunitense pubblica un nuovo estratto del suo “Nowhere Generation”, album in arrivo il 4 giugno per Loma Vista Records. Si intitola “The Numbers” ed è tutto ciò che riesce meglio alla band di Chicago. C’è denuncia, provocazione, potenza, melodia. Tutto. Uno dei migliori singoli dei Rise Against da almeno dieci anni a questa parte, anche e soprattutto grazie a un testo che prende il proverbiale e ormai logo sogno americano e lo incendia, nella speranza di un risveglio delle coscienze: «What will continue to be / Is what we allow».
Mentre Tim McIlrath prosegue il suo training vocale per compensare anni di logoramento delle corde vocali, la band recupera con saggezza parte del sound punk rock dei tempi di “The Unraveling” e “Siren Song of the Counter Culture”, con la batteria di Brandon Barnes che torna assoluta protagonista (provate a superare il secondo 0.55 del brano senza dimenarvi). Aggiungiamo l’apporto del direttore creativo Brian Roettinger (Jay-Z, Florence And The Machine, No Age) e questo nuovo, clamoroso videoclip ideato dal collettivo di attivisti/artisti americani noti come Indecline, e abbiamo il punto esclamativo sul miglior ritorno possibile dei Rise Against.

Umberto Scaramozzino


HEALTH feat. Nine Inch Nails – Isn’t Everyone

Trent Reznor nelle occasioni di gala mi sembra sempre come i bambini pestiferi portati alle cerimonie, ingessati nei loro vestiti troppo stretti, o troppo larghi, che aspettano nient’altro che l’occasione di rovinare la giornata a qualcuno. Eppure vederlo in smoking oramai è quasi più abitudine che vederlo in giacca di pelle o ricoperto di fango, in stile Woodstock ’94. Ennesima statuetta da poco ritirata per l’ennesima colonna sonora di successo, quella di “Soul”, cartone della Pixar, ha subito dichiarato: «Aspettatevi ora del materiale nuovo dai Nine Inch Nails». Credevamo di dover aspettare di più, invece come un fulmine a ciel sereno possiamo ascoltare “Isn’t Everyone“. Dobbiamo ringraziare per questo la band noise HEALTH, trio losangelino che darà seguito all’album di collaborazioni uscito l’anno scorso dal titolo “DISCO4 :: PART I” e presentandolo con questa bomba di ritorno del sound dei NIN. Perché di questo si tratta, una canzone 100% sound industrial rock anni ’90, che rimanda alle atmosfere del capolavoro “The Fragile” e che gli stessi capslockari HEALTH descrivono così: «È una canzone fottutamente Nine Inch Nails, parla da sé. Non avete bisogno di chissà quale acuta spiegazione». Ed è vero, ogni nota mixata dal fidato Atticus Ross è una citazione degli HEALTH featuring una autocitazione dei NIN: «All the little piggies cannot help themselves», “The Downward Spiral”, anyone? Per allietare l’attesa verso il prossimo vero album di Trent e soci, un piacevole reminder delle sensazioni che cominciano a mancarci veramente troppo.

Daniele Corradi


LUMP, Laura Marling, Mike Lindsay – Animal 

Da sempre, il titolo “Animal” è una calamita per i miei ascolti. Che appaia al singolare (Pearl Jam) o al plurale (Architects, Muse), è questa la parola chiave per spalancare mondi, o meglio, habitat e terre da esplorare. È successo anche oggi, con il nuovo singolo di Lump, side project nato nel 2018 dalla collaborazione di Laura Marling e Mike Lindsay (fondatore di Tunng e Throws) ed ispirato dal manifesto surrealista degli inizi del Ventesimo secolo e dalla poesia dell’assurdo di matrice scozzese. Principi che confluiscono nella loro musica, mix perfetto di testi empaticamente folk e tessuti sonori, frequenze elettroniche e drum machine. Il primo estratto del nuovo album annunciato proprio in questi giorni ed in uscita il 30 luglio via Chrysalis/Partisan Records, sfugge ad ogni definizione di genere, collocandosi oltre i confini della produzione dei rispettivi artisti. Un modo alternativo per alleggerire la pressione delle carriere soliste, come afferma la cantante inglese, impegnata di recente con la pubblicazione del disco “Song For Our Daughter”. Ma anche un modo – confessa – per evadere da una persona che stava diventando un peso. «È stato come indossare il costume di un supereroe», per far propria la vocazione di scavare a fondo, fino a scoprire lo spirito primordiale che abita in ognuno di noi. Un intercedere che può rivelarsi robotico, intermittente, ipnotizzante come la linea vocale. Un processo che, però, diventa chiaroscurale, ritmato, danzante come il pattern synth pop, elaborato con maestria da Lindsay, che lo carica di una radiofonicità per nulla trascurabile. Un prodotto artistico che si avvicina ad una performance di arte contemporanea, la stessa che sembra evolversi nel video ufficiale, girato in uno spazio neutro, immacolato. Sfondo propizio all’esaltazione della bellezza e dell’espressività eteree del duo, protagonista di scene più plastiche, da shooting, e di frame più spontanei, dentro e fuori un’enorme bolla di nylon. Ecco, una bolla. Un’idea, una creatura, un’ispirazione. È questo LUMP ed indica proprio là, verso una direzione naturale, dolorosa anche, ma istintiva, animale.

Laura Faccenda

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