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Questo venerdì è caratterizzato da una stupenda rivelazione, ovvero quella che si cela dietro al progetto “Ultimo Concerto” che da qualche settimana vede coinvolti alcuni dei più importanti club d’Italia. Dopo aver generato un po’ di hype con post molto vaghi e misteriosi, finalmente apprendiamo che il 27 febbraio si terrà un imponente evento coordinato. Ogni club che ha aderito al progetto ospiterà lo show di una band italiana, trasmesso in livestream. Pronti a fare zapping e morire di nostalgia? Noi sì.

Oggi comunque esce il disco dei The Pretty Reckless, “Death By Rock and Roll”, che vede anche un clamoroso featuring con Matt Cameron e Kim Thayil. Riconoscere un riff dei Soundgarden in un pezzo della band i Taylor Momsen vi gasa o vi lascia interdetti? Fateci sapere, qui in redazione siamo ancora confusi a riguardo.

Anche i Pale Waves e Teenage Wrist pubblicano i rispettivi nuovi album, entrambi con idee interessanti, mentre spicca la nuova release di slowthai. Ma la ricchezza di questa settimana si misura in singoli che fino all’ultimo hanno lottato per entrare nella nostra selezione: X Ambassadors (“skip.that.party”), Sharon Van Hetten (“On Your Way Now”), Citizen (“Blue Sunday”) e The Vaccines (“High Horse”). Sul fronte heavy/core abbiamo il quarto singolo degli Architects (“Meteor”), sempre più vicini a pubblicare uno dei dischi più rilevanti dell’anno, e il secondo dei While She Sleeps (“You Are All You Need”) che, tra l’altro, proprio come gli Architects pochi mesi fa, hanno annunciato un featuring con Simon Neil dei Biffy Clyro.

Ecco, a proposito di Biffy Clyro: la celestiale Orchestral Version di “Space” (brano che due di noi hanno messo in cima alla top 5 del 2020) approda finalmente su tutte le piattaforme di streaming. E diciamo grazie, lasciandovi alla nostra consueta selezione dei singoli più interessanti della settimana.


Kings of Leon – Echoing

Il sound dei Kings of Leon è tornato, e ce ne siamo accorti da qualche mese, grazie alle note di “100,000 People” e soprattutto della radiofonica “The Bandit”. Niente di nuovo se non l’attestazione di un ottimo stato di salute e la continuazione di quella dicotomia centralizzante alla figura del frontman Caleb Followill: la sua voce è uno dei principali marchi riconoscibili della loro musica, e in genere succede che o la ami o la odi. Difficile esserne indifferenti, in ogni caso. Ed è grande sollievo per il primo gruppo di queste persone ogni nuova nota di quella che, anche se i Kings of Leon non si sono mai sciolti ufficialmente, ha il sapore di una rinascita. Anima travagliata quella del cantante chitarrista, di cui probabilmente sapremo qualcosa di più nell’imminente “When You See Yourself”, ottavo album che promette di essere il più personale della loro discografia. Ecco “Echoing” quindi, terzo estratto, canzone di grande positività ed energia, concepita in a “vintage way” per diretta volontà del chitarrista Matthew Followill, che ha voluto a tutti i costi mettere un pochino in ombra il suo strumento principale per introdurre organo, sintetizzatori e tutto un arsenale da romantica nostalgia musicale. Comfort zone, sì ma la sensazione dopo queste premesse è che tra un mesetto l’album possa riservare qualche buona sorpresa, non solo per i fan di lunga data ma per tutti gli amanti della musica.

Daniele Corradi


Gordi, Alex Lahey – Dino’s

Benvenuti da Dino’s, il dive bar di Nashville che ha ispirato il brano omonimo e la collaborazione di due dei nomi più lucenti del panorama musicale australiano: Sophie Payten, in arte Gordi, e Alex Lahey. «Ci abbiamo lavorato due anni e mezzo, dopo averla scritta in un’umida giornata estiva. È ambientata in questo luogo speciale, dove tutto sembra possibile, dove chiunque può varcare la soglia ed essere catturato dalla persona che siede di fronte, dimenticando per un attimo il mondo circostante». Una linea melodica essenziale, tra l’indie rock e il folktronic, fonde alla perfezione i rispettivi sound e canalizza la nostalgia di una storia d’amore sospesa su presenza e assenza, su detto e non detto. Lungo frequenze che rimandano, per alcuni aspetti, alla vocalità di Florence Welch e, per altri, a quella di Imogen Heap, il timbro caldo e avvolgente della Payten riserva un tavolo nel microcosmo del locale, rende non solo osservatori ma anche protagonisti. Valore aggiunto è il videoclip diretto da Nick Mckk – le stesse autrici recitano due ruoli, scoprite quali! – che dipinge con sfumature ironicamente espressioniste l’universo racchiuso tra le pareti colorate. Un caleidoscopio umano che ruota attorno ad un dolce appuntamento e che segue alla lettera lo scorrere del testo: una cameriera annoiata al telefono, un giovane che vota promesse all’iconico cartonato di Dolly Parton, una suora che affoga i suoi dubbi nel bicchiere, un attore che brinda a Stanislavskij. Un collage di pittoresche polaroid che si anima nel bridge strumentale arioso e dinamico – come non percepire l’influenza di Bon Iver di cui Gordi è da sempre “un’eletta” – e che culmina nell’autenticità delle battute finali. La magia di Dino’s ha funzionato, ancora una volta.

Laura Faccenda


Valleyheart – Scenery

Ci sono band che sanno come voglio suonare, allora accordano gli strumenti, scelgono effetti e distorsioni e si affacciano sul mercato discografico ricordando questo o quell’altro artista, se va bene seminando addirittura qualche rara briciola di novità per catalizzare l’attenzione. Poi ci sono band che, invece, sanno prima di tutto cosa vogliono raccontare. Queste hanno una marcia in più, perché la loro spinta non è determinata da quanto possa suonare bene il loro disco, ma da quanto sia importante trovare il suono giusto per ciò che hanno da dire. In quest’ultima categoria rientrano con grande personalità i Valleyheart, combo del Massachusetts che ha esordito nel 2018 con “Everyone I’ve Ever Loved”. Prendendo il materiale indie folk nato dai primi passi del frontman Kevin Klein come solista e adattandolo ad una proposta alternative rock di maggior impatto ma, soprattutto, dal più ampio range espressivo possibile, da qualche anno i Valleyheart si sono imposti come uno dei progetti più brillanti d’oltreoceano.
Il nuovo singolo, “Scenery”, arriva dopo la dirompente “T.K.I.” (sembra di sentire i migliori Basement) distanziandosene con grande personalità. Non è la solita languida ballata malinconica, ma una nuova e fondamentale tappa nel percorso narrativo e identitario intrapreso dal gruppo. Un viaggio attraverso esperienze, sensazioni, amore, amicizia, fede. Un modo per continuare a coltivare la romantica idea di musica che prende due stranieri e li rende amici, amanti. «Ci fa sentire come se non fossimo più soli, né nella nostra disperazione, né nelle nostre gioie. Ci connette e lo fa in un modo bellissimo», dice Kevin Klein. «There’s always something in the way», dice invece il nuovo brano. C’è sempre qualcosa lungo la via. Qualcosa da affrontare, qualcosa da accogliere, qualcosa da vivere. E che fortuna aver trovato anche i Valleyheart, lungo questa tortuosa strada.

Umberto Scaramozzino

Foto copertina di Henry Ruggeri.

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