Skip to main content

Il Festival di Sanremo è alle spalle. Hanno vinto i Maneskin, ma soprattutto ha vinto “Musica Leggerissima” di Dimartino e Colapesce che sta letteralmente assuefacendo l’Italia. La state canticchiando anche adesso mentre leggete, vero?

La notiziona di questi giorni, in ambito di discografico, è l’annuncio di “III Imagined”, la mastodontica riedizione dell’ultimo album di Paul McCartney, uscito solo pochi mesi fa. Alla corte del Sir più famoso della Musica troviamo così tanti nomi da avere le vertigini: Damon Albarn, Beck, St. Vincent, Phoebe Bridgers, Ed O’ Brien (Radiohead), Robert del Naja (Massive Attack), Josh Homme, Khruangbin, Anderson .Paak, Blood Orange e Dominic Fike, che ha già pubblicato la sua versione di “The Kiss of Venus”.

Oggi esce il disco dei Paper Kites, bella band australiana di cui vi avevamo già parlato in una puntata precedente, e dei Dead Poet Society, anche loro già accolti con piacere nel nostro spazio del venerdì (li trovate qui).

Dato che è la settimana dei ritorni dei nostri vecchi compagni di Flash, ci teniamo anche a segnalare “Whiplash”, il nuovo singolo dei The Horrors (eccoli), che per poco non riescono a rientrare nuovamente nella selezione, ma per i quali stamattina in redazione è partito uno svergognato «fossero stati i NiN saremmo tutti ad urlare al miracolo». E a posto così. Discorso analogo per i Valleyheart (ciao), che hanno sfornato un altro bellissimo singolo, “Stepping Stone”, che troveremo nel loro EP di prossima uscita.

Veniamo adesso alla nostra consueta selezione dei brani più interessanti della settimana.


X Ambassadors – torture (with Earl St. Clair)

È stato pubblicato oggi l’ultimo dei tre “episodi” della serie “Eg”, il progetto voluto e guidato dagli X Ambassadors in collaborazione con giovani talenti della scena emergente americana. «Volevamo puntare i riflettori su questi artisti incredibili che il pubblico potrebbe ancora non conoscere» – ha spiegato Sam Harris – «Il loro apporto rappresenta il nucleo proprio perchè hanno uno stile straordinario ed è stato illuminante cogliere la loro capacità di amalgamarsi ma, allo stesso tempo, imprimere un tratto spiccatamente personale alle canzoni». Dopo i singoli “ultraviolet.tragedies” con Terrell Hines e “skip.that.party” con Jensen McRae, a completare la triade è “torture”, composta circa un anno fa durante una “zoom session” – «in un paio d’ore avevamo tutto!» – con il cantante e vocalist Earl St. Clair. Basta premere play e il chorus si avvinghia alle orecchie tanto quanto il timbro del frontman, unico nel suo genere ed esemplare nel dare voce ad un cuore malandato di periferia. Sembra questa, infatti, l’ambientazione tesa e cupa della struttura più iconicamente hip-hop dei versi: un involucro strettissimo di inganni ed illusioni. La perfetta contaminazione con il beat ipnotico ed il groove da club viene valorizzata da un finale esplosivo, dove una risata sadica si alterna a frequenze campionate da un potenziometro di dolore. Insomma, sperimentazione, desiderio di osare e ispirazione: «Tutti i musicisti con cui abbiamo lavorato (protagonisti anche di ognuno degli artwork) ci hanno ricordato quanto sia importante creare ciò che si ama senza pensarci due volte», ha sottolineato Sam. «Spero che chi ascolta “Eg” possa percepire la sensazione di libertà ed energia che scaturiscono dall’arte e della condivisione». Missione compiuta, ragazzi.

Laura Faccenda


Citizen – Black and Red

Terzo singolo per i Citizen, che tra un paio di settimane pubblicheranno il loro nuovo disco “Life In Your Glass World”, per Run For Cover Records. La band statunitense ha mosso i primi passi come fondamentale esponente del cosiddetto “easycore”, quello strano genere nato da una costola dei New Found Glory e definitosi come un melting pot tra alcuni tratti distintivi dell’hardcore, compresi breakdown e canto urlato, e il più accessibile pop punk. Come già gli A Day To Remember, anche i Citizen hanno però intrapreso un percorso di distanziamento da quel filone, andando a cercare altrove una nuova identità. Dove l’hanno trovata? Sembra incredibile, ma nell’indie rock. In questo brano in particolare è impossibile non rivivere i Bloc Party dei primi anni Duemila, quelli irresistibili, quelli vincenti.

Probabilmente chi ha amato i Citizen di “Youth” potrebbe far fatica a trovare del buono in questa evoluzione, mentre chi li approccia per la prima volta ha sicuramente molte cose interessanti a cui aggrapparsi. Intanto un gran ritornello, dei synth molto fighi e un lavoro sulle chitarre che, pur avendo un gusto retrò, ricolloca la band su una mappa molto più estesa. Attenzione però: si avvicinano ad un easy listening, indubbiamente, ma i temi restano quelli di una band post-hardcore. A partire da una disillusione emotiva che trova nel concetto di “distanza” la tematica più attuale che c’è. «I know you better than yourself / Your distance tells me where your heart is». I Citizen indossano quindi una fascinosa maschera di pittura tra il ceruleo e il cianotico, ma nascondono sotto la vernice i soliti tormenti.

Umberto Scaramozzino


The Vintage Caravan – Crystallized

Il sogno dell’Islanda alberga in tutti i cuori che amano la fotografia, o anche in chiunque abbia anche solo una piccola dose di spirito d’avventura nel codice genetico. Perché esteticamente è una sfida che emette un richiamo irresistibile, con le sue rocce nere come dita carbonizzate che si protendono verso il verde più verde che esista su questa Terra, i ghiacci apparentemente immobili e mastodontici che si stagliano su un cielo blu intenso, quando ha voglia di regalarsi agli sguardi. Quando invece no, una nebbia pesante annulla le distanze e le percezioni donando ulteriore mistero e uno dei posti più remoti a cui possiamo pensare. E fanno bene i The Vintage Caravan ad aprire le porte dell’estetica della loro provenienza nella loro arte musicale, così come hanno fatto i conterranei Kaleo. Entrambi votati al rock statunitense e le sue orme più classiche, ma senza scordare le proprie radici. Il trio presenta la sua nuova “Crystallized” armata di un monito chiaro: don’t fuck with Iceland. Un video che mi ha strappato più di una risata vede i tre musicisti alle prese con tutte le minacce di un territorio che ammalia, ma che è prontissimo a presentare un conto salato a superficialità ed esperienza. E trovo quanto mai puntuale, se non quasi poetico, il parallelismo al tipo di musica che i Vintage Caravan prediligono: un progressive psicadelico che affascina ma richiede attenzione, impegno, pena il perdersi in angoli remoti dei propri gusti musicali per non ritrovarsi più, e magari farsi anche del male.

“Crystallized” anticipa un album di prossima uscita che immagino continuerà a tributare i classici del passato, vestendosi ancora una volta di abiti seventies e che si intitolerà non a caso “Monuments”, disponibile per Napalm Records il 16 aprile. Il singolo ha un groove al quale è difficile resistere, quasi sei minuti che scorrono tra riff ed assoli che non si perdono mai in ridondanze e lungaggini inopportune, il tutto ben condito da una voce che risulta al tempo stesso ben presente ma come se tenesse una sorta di distanza nobile e rispettosa dalla nostra contemporaneità. Come un vaso antico di fianco al vostro televisore ultrapiatto. 

Daniele Corradi

Close Menu
So walk tall, or baby, don't walk at all.