Skip to main content

Questa settimana è andata in scena la più atipica delle Notti degli Oscar, segnata dall’era Covid ma sempre pronta a generare dibattiti. Nulla da fare per Laura Pausini, che lascia il premio per la miglior canzone originale a H.E.R., con la sua “Fight for You”, dal film “Judas and the Black Messiah”. A vincere secondo pronostico sono invece Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste, che si aggiudicano l’Oscar per la migliore colonna sonora nel film d’animazione “Soul”. Per Trent e Atticus è il secondo lavoro premiato con l’Academy Award, dopo il trionfo di The Social Network nel 2011. Saranno sazi di cinema e già pronti a tornare al lavoro con i Nine Inch Nails?

Gli annunci dei concerti (nuovi e riprogrammati) riprendono a galoppare e tra i più recenti segnaliamo: Kings of Convenience, Simple Minds, Green Day + Weezer al Firenze Rocks e Fantastic Negrito. Ne avremo sicuramente dimenticato qualcuno, ma vi conviene ricominciare a segnarvi tutto per non perdere pezzi.

Oggi comunque c’è da diventar matti anche a star dietro alle pubblicazioni dei dischi. Ne sono usciti ben quattro tra i più attesi dell’anno, almeno da noi: Royal Blood (ne parlavamo qui e qui), Manchester Orchestra (loro qua e qua), Gojira (eccoli) e Julia Stone (proprio lei). E poi il nostro Motta, che ci regala il suo terzo album in studio: “Semplice”. Lui non lo trovate qui, ma qua sì. Confusi? Giusto così.

Billie Eilish è tornata e con ogni probabilità il suo secondo lavoro (“Happier Than Eve”, 30 maggio 2021) ruberà nuovamente la scena a quasi tutto il pop contemporaneo. Ci sono tanti altri ritorni eccellenti, ma per scoprirli vi basta seguire il percorso tracciato dalla nostra consueta selezione dei singoli più interessanti della settimana.


Counting Crows – Elevator Boots

L’avevamo già percepita venerdì scorso parlando del nuovo pezzo dei Wolf Alice, questa piccola verità emersa in una terra resa arida dalla pandemia: la vita on the road manca ai musicisti. I loro pensieri sembrano rivolti alla nostalgia da tour, così tanto che anche vecchi orsi dormienti come Adam Duritz hanno messo la testa fuori dalla sabbia. I suoi Counting Crows si erano fatti da parte dopo il bel “Somewhere Under Wonderland” del 2014, e il fatto che siano intenzionati a regalarci nuova musica è a tutti gli effetti un evento. Perché la personalità di Adam è tutt’altro che lineare e perché quando il gruppo di San Francisco ha qualcosa da dire non lo fa mai in maniera superficiale. “Butter Miracle, Suite One” è un EP che uscirà il 21 maggio, conterrà quattro canzoni e sarà il preludio a qualcosa di più grande. Ascoltiamo nel frattempo il primo estratto, “Elevator Boots“, che ha il compito di introdurci al mood estremamente positivo con il quale il gruppo ha intenzione di affrontare questa nuova avventura. La vita tra un concerto e l’altro è al centro delle vicende raccontate nel testo, dove il rocker Bobby salta di città in città e di amore in amore, rischiando di perdere se stesso. Si percepisce la volontà di Adam di comunicare un processo di pulizia dell’anima che coincide con le sue vicende personali, il suo allontanamento dai centri urbani e la scoperta di paesaggi bucolici, grazie all’ospitalità di amici nella loro tenuta di campagna. L’aver interrotto la sua vita solitaria grazie ad una relazione stabile e duratura. Il gesto simbolico del taglio dei dread e della barba, perché «volevo vedermi finalmente la faccia». Ritrovare la sua voce è come un salto nostalgico nel passato, un processo che però il frontman avalla fino ad un certo punto: «Non siamo interessati ad un greatest hits della nostra carriera». Ma non c’è bisogno caro Adam, ci basta chiudere gli occhi e ascoltare.

Daniele Corradi


Frank Carter & The Rattlesnakes – My Town ft. Joe Talbot

Poche righe di testo per dire che:
A) torna in campo Frank Carter con i suoi Rattlesnakes, uno dei migliori live act che si possa incontrare da qualche anno a questa parte;
B) questo ritorno non delude le aspettative.
Il “buon” Frank inoltre si accaparra Joe Talbot come featuring per questo nuovo singolo, uno che con i suoi IDLES ha aperto le porte ad una nuova ondata “made in UK” e che in questa collaborazione si lascia trascinare dentro una canzone sostenuta da molta elettronica, non esattamente il terreno di gioco usuale dei due artisti. L’esperimento funziona: c’è energia, c’è un testo tirato, c’è originalità e c’è complicità. Riassumendo in un’unica frase: due teste matte che andassero in tour assieme farebbero faville.

Mathias Marchioni


Kings of Convenience – Rocky Trail

Li chiamo segnali. Prima la presa di posizione di Erlend Øye, amante e ormai abitante del Bel Paese, contro la mossa politica di Renzi di qualche mese fa («Tre anni al potere non ti hanno insegnato un po’ di umiltà?»), poi l’apparizione del disco “Riot On An Empty Street” in una storia di Noah Gundersen con la richiesta: «Qualcuno tra i miei contatti lo vende o sa dove posso acquistarlo?». Sono seguiti lo sbarco su Instagram del profilo ufficiale e l’annuncio di novità, perché – in realtà –  non si sono mai sciolti. A dodici anni dall’ultimo lavoro in studio, diamo il bentornato ai Kings Of Convenience, duo indie folk norvegese che, dai primi anni duemila, ha allietato classifiche e gusti dei palati musicali più raffinati. Un ritorno intitolato “Rocky Trail”, primo estratto da “Peace Or Love”, album registrato in Sicilia e in uscita il prossimo 18 giugno (qualcuno ha già accostato il font utilizzato nell’artwork a quello di “Quiet Is The New Loud” (2001) come celebrazione del ventesimo anniversario). Il nuovo singolo, anticipato nella setlist dell’Unrecorded Record Tour del 2016, si stende comodamente sul prato sonoro più identitario del fortunato progetto. Se ascoltando gli accordi iniziali, per istinto, si canticchiano i versi di “Misread”, lo sviluppo del brano in un soft spoken accompagnato da chitarre acustiche tamburellate e da archi orchestrali evidenzia una struttura fresca, ricercata e contemporanea. Il sentiero roccioso, tra desiderio di evasione ed apertura comunicativa, conduce lungo un immaginario bucolico, dall’ombra profumata degli agrumeti, alle distese lilla della Provenza, agli echi più incontaminati della loro terra di origine. E nell’attesa di poter tornare a viaggiare non soltanto con la fantasia, memorizziamo fiduciosi gli appuntamenti del tour autunnale, annunciato proprio oggi: 26 ottobre Catania, 30 ottobre Bologna, 1 novembre Milano. 

Laura Faccenda


ISLAND – My Brother

Gli ISLAND sono un gruppo tutto atmosfera e sentimenti che nel 2018 ha deliziato gli amanti dell’alternative rock con un debutto – “Feels Like Air” – che stupiva tanto per la semplicità dei mezzi quanto per l’efficacia del risultato. Senza inventare niente e senza copiare nessuno sono riusciti ad imprimere in 11 tracce la rassicurante sensazione di essere “a casa”, unita ad una piacevole freschezza sonora che di questi tempi è oro colato. Detto poco, eh?
Oggi, dopo tre lunghi e incasinatissimi anni, i quattro londinesi ci riprovano, con la stessa naturalezza. Dopo i primi due singoli “Octopus” e “Everyone’s The Same”, gli ISLAND confermano con “My Brother” di avere ancora per le mani tutti gli ingredienti di quella formula magica: uno strano senso di nostalgia che è il liquido amniotico che protegge e fa prosperare una nuova vita o, in questo caso, una rinascita.
«“My Brother” parla del volere il meglio per qualcuno che ci è vicino, qualcuno che ha bisogno d’aiuto, di uscire e vedere il mondo per ciò che può essere, liberandosi di ciò che l’ha imprigionato. Una supplica affinché abbracci il cambiamento e la felicità che può derivarne», dichiara la band. Un perfetto pezzo indie-pop dall’atmosfera sognante e dalle potentissime parole: «Take this as one more chance / To run like we said we would». La colonna sonora giusta per accompagnare un giorno l’uscita dalla desolazione di questo presente.

Umberto Scaramozzino


Noel Gallagher – We’re On Our Way Now

“We’re On Our Way Now” è una ballata in classico stile Noel Gallagher e un perfetto inedito da inserire nel “Best of” di prossima uscita. La penna degli Oasis, dopo un album di inediti non all’altezza dei precedenti, si prende sì un periodo di pausa dalla scrittura, ma non dalla vita on the road e a sorpresa lo vedremo presto nel nostro Paese sul palco del Primo Maggio a Roma, forse il primo big internazionale a ricalcare un palco in Italia dal periodo pandemia.
I meriti di questo singolo sono principalmente due: far contenti i fan di vecchio corso che ritrovano una forma canzone più classica e nostalgica, sicuramente piacevole, e quello di riconsegnarci il Noel che dà il meglio di sé, evitando di sperimentare ed esplorare territori musicali a lui non consoni. L’unico demerito è quel tappeto che sostiene, prima con i cori e poi con gli archi, l’intera melodia: un po’ troppo simile a “Glorious” di Andreas Johnson, non proprio un brano sconosciuto.

Mathias Marchioni

Foto copertina di Mathias Marchioni.

Close Menu
So walk tall, or baby, don't walk at all.