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Questo Flash può cominciare in un solo modo, ovvero con la notizia più incredibile della settimana: Donatella Versace, parlando ai microfoni di Fedez e Luis Sal nel podcast “Muschio Selvaggio”, ha raccontato di quando nel 2001 cercò di invitare i Blur alla Fashion Week, ma si presentarono i Blue. «Quando li ho visti davanti volevo morire. Non avevo il coraggio di dirlo agli altri». Come la batti una cosa così? Non la batti.

Invece vi siete mica accorti che i Måneskin hanno vinto l’Eurovision Song Contest? No, eh? Forse la notizia è passata un po’ in sordina, però è successo davvero. Scherzi a parte, c’è qualcosa che sull’argomento che non sia ancora stato detto? No, perciò “POO PO PO PO PO POOO POO” e passiamo oltre va. 

Il Primavera Sound di Barcellona ha deciso di compensare due mancate edizioni trasformando il suo canonico weekend lungo in qualcosa che sembra più un EXPO della musica internazionale. Undici giorni di baldoria, in compagnia di 415 artisti che suoneranno anche più di una volta nel corso del mega-evento.

Di poche ore fa invece l’annuncio del cosiddetto “Download Festival Pilot”. In pratica il Download ha deciso che, se proprio deve rimandare anche quest’anno, nel frattempo mette in piedi una cosina così, tra amici. Tanti amici, un botto di amici. Un mucchio di band che per vederle in Italia, al momento, c’è chi venderebbe l’anima al diavolo. Chi sta scrivendo quest’intro, per esempio. Senza far nomi.

Gli eroi della settimana, Versace a parte, sono infine i Counting Crows. Venerdì scorso hanno lanciato il loro attesissimo EP (dopo diversi anni di silenzio discografico) e ve l’avevamo segnalato nella precedente puntata. Qualche giorno fa, però, si sono accorti che il materiale pubblicato su tutte le piattaforme di streaming non era quello corretto e l’hanno ripubblicato. Chissà cosa abbiamo sentito in quei giorni, comunque era altrettanto bello.

Consigliandovi il nuovo album dei Black Midi, “Cavalcade”, vi lasciamo alla nostra solita selezione dei singoli più interessanti della settimana. Buona lettura e buon ascolto!


God Damn – Yout 

La pandemia li ha fermati sul più bello e i God Damn sono molto arrabbiati. E i God Damn arrabbiati sono una questione seria. Ne è prova la nuova canzone, “Yout”, un’esplosione furiosa di vocalità distorte e chitarre selvagge che vi travolgerà lasciandovi poi storditi come dopo una tempesta. Chi sono i God Damn? Non è una domanda sprecata, non sentitevi in torto. È un fatto che non abbiano ancora ricevuto la notorietà che meritano. Allora, come descrivere questo duo formato da chitarra (Thomas Edward) e batteria (Ash Weaver) in poche parole? Vediamo… Ok, trovato: prendete i Nirvana di “Bleach”, la loro anarchica attitudine punk, e mescolatela alla cupa, metallosa e riflessiva graniticità dei Black Sabbath, così avrete un’idea del modo di comunicare della band di Wolverhampton, Inghilterra. Noi li capiamo i God Damn, capiamo come si sentono. Hanno questo macigno di energia inespressa accumulata in mesi di prigionia poco comprensibili, processabili, una rabbia da sfogare che hanno deciso di affidare al nuovo album “Raw Coward” atteso per il 20 settembre prossimo, dove il gruppo ha deciso di fare tutto da solo. Con l’aggiunta di due elementi, Hannah Al-Shemmeri (anche responsabile dell’art-working) e Rob Graham (produttore insieme al cantante chitarrista Ash) “Raw Coward” è un LP preannunciato come cinico e ambizioso, che sparerà a zero contro capitalismo, nazionalismo, religione e industria musicale. Ogni fibra della sua composizione è una promessa di corrosivo hard rock misto a punk e metal, e con l’annuncio delle prime tappe del tour londinese estivo promettono di risvegliare un popolo del rock da troppo tempo relegato in un angolo. 

Daniele Corradi


Foy Vance – Sapling

Guardandolo, con quel cappello e quei baffi pettinati, si potrebbe dire che faccia parte dell’ordine dei Peaky Blinders. Foy Vance, cantautore nato quarantasette anni fa nei dintorni di Belfast, è l’immagine dell’uomo che ne ha passate parecchie. Ha vissuto tra il Regno Unito, gli Stati Uniti, Lanzarote, per stabilirsi negli ultimi anni in Scozia dove ha girato “Hope in The Highlands”, un concert film che coniuga musica e scorci paesaggistici. Disponibile dallo scorso dicembre, il live è stato l’augurio di speranza rivolto ai propri fan e rivolto, probabilmente, anche a se stesso. Nel comunicato apparso sui canali social, infatti, si dipinge in un frangente di smarrimento, tra resa e tentativo di reazione. Tumulto sfociato in due nuovi brani, “Sapling” e “Signs Of Life”, che anticipano il prossimo album e lo fanno con le sonorità iconiche all’artista. Il primo, soprattutto, racchiude quella dimensione di teletrasporto immaginario che Vance riesce a trasmettere a chi lo ascolta. Ci si ritrova nel buio di un teatro: su il sipario, un pianoforte in primo piano, gli accordi solenni di una storia che va raccontata. Un’esperienza che si anima attraverso il passo a due di una coppia di ballerini che danzano abbracciando, schivando, piroettando attorno alla scenografia di un errore. La convinzione che niente e nessuno possa completare per sentirsi completati. L’eccezione nell’incontro con gli occhi di una donna e l’occasione sciupata, inghiottita da un’oscurità personale totalizzante. Chi ha sempre interpretato Caino, può ricoprire il ruolo di Abele nel melodramma dell’esistenza? Può rimediare? La traballante risposta rimbomba nei timpani e nella potenza orchestrale del ritornello, in un vortice temporale in cui il “per sempre” non è abbastanza. E in un ulteriore quesito: sono tanto forte per prendermi cura del germoglio interiore, quello più intimo e fragile, quell’amor proprio che sboccia maestoso come una quercia? Sì, caro Foy. Perché con l’autenticità, il talento e la profondità della tua voce esemplare ci hai già resi più coraggiosi.

Laura Faccenda


Spiritbox – Secret Garden

Non ci sono più molti dubbi: l’album d’esordio degli Spiritbox, “Eternal Blue”, che uscirà il 17 settembre per Rise Records, lascerà il segno. Era evidente con “Circle With Me”, il singolo dello scorso mese, ma lo è ancora di più ora, con la pubblicazione di “Secret Garden”. Il combo canadese ha già catturato l’attenzione di metallari e amanti del djent, con vari singoli sparsi lo scorso anno e una proposta che riprende le sonorità progressive dei Tesseract, ma con molta più attenzione ai ritornelli catchy. Si è capito che se prendi un singolo degli Spiritbox e lo sezioni, puoi mettere da una parte la violenza e la complessità della parte strumentale, per far godere gli amanti dei virtuosismi tecnici, e dall’altra la sagacia radiofonica che ti manda sotto la doccia con il ritornello in testa. Non fa eccezione “Secret Garden”, un brano ispirato, irregolare ma anche molto melodico. Ancora una volta emerge la grande abilità di Mike Stringer di fare cose impossibili con la sua chitarra e di farle suonare come fossero semplici, in un perfetto fraseggio con il basso Bill Crook e la martellante batteria di Zev Rose, qui col piede sull’acceleratore. Ma è tutto un (bellissimo) contorno, per la vera protagonista: la voce di Courtney LaPlante. E attenzione popolo del metal, perché c’è una nuova futura regina nel regno. Solo clean vocals questa volta, in un’atmosfera epica, eterea, che va ad aggiungere tasselli alla corposa e ambiziosa definizione che la band sta dando di sé, in attesa del primo disco completo. L’unico dubbio residuo è: spaccherà tanto o tantissimo?

Umberto Scaramozzino

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