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Avete segnato tutte le date sul calendario? Contro ogni pronostico, l’estate 2021 avrà tanti protagonisti per la musica dal vivo. Le rassegne sono tante: Ferrara Sotto Le Stelle, Storytellers (ovvero una limited edition del Pistoia Blues), Flowers Festival, Todays Festival, Magnolia, Carroponte, Nova Bologna, e così via. Tutti (o quasi) artisti nazionali, da fruire rigorosamente da seduti, ben distanziati, seguendo le direttive imposte. Ma è un inizio, no?

Purtroppo, però, questa settimana porta con sé una delle notizie più tristi dell’anno. Nello stesso fatale giorno che ha segnato la scomparsa di Ian Curtis e Chris Cornell, ci ha lasciati Franco Battiato, per il quale ogni parola adesso sarebbe allo stesso tempo superflua e insufficiente. Un vuoto impossibile da colmare.

Parlando di cose belle, invece, segnaliamo l’ottimo nuovo album dei Lord Huron – “Long Lost” – e l’EP dei Counting Crows, “Butter Miracle, Suite One”. Sempre a proposito di EP, un grande ritorno per gli amanti del metalcore: i The Devil Wears Prada, con “ZII”.

E adesso, come sempre, la nostra selezione di singoli più interessanti della settimana. Buona lettura e buon ascolto!


Bleachers – Stop Making This Hurt

Quando il tempismo gioca un ruolo fondamentale nel rapporto con una band, si parte già con il piede giusto. Talvolta, interviene persino qualcosa di surreale. È capitato un paio di mesi fa, con i Bleachers, quando stoppai un episodio della serie TV “High Fidelity”, con un cameo proprio del cantante Jack Antonoff, per fiondarmi sulla diretta – dai tetti degli Electric Lady Studios – della premiere live del brano “Chinatown”, in collaborazione con Bruce Springsteen. Assieme a “45”, è stata una delle tracce svelate in vista del nuovo album “Take the Sadness Out of Saturday Night”, disponibile dal prossimo 30 luglio per RCA Records. ll titolo riprende un verso del terzo singolo estratto, “Stop Making This Hurt”, reso noto questa settimana. Nell’inconfondibile stile del gruppo – un indie rock che unisce tastiere e synth scintillanti ai fiati dolceamari del New Jersey – va in scena un immaginario tanto codificato quanto personale. Se la caratterizzazione umana e l’invito all’evasione a bordo di un’automobile rievocano i dieci comandamenti del Boss, l’ispirazione seguita dal frontman è di matrice intima: «È un imperativo che avevo in testa da anni, soprattutto nei momenti bui, al limite della depressione, vissuti dopo una grave perdita. Osservavo ciò che avevo intorno, le persone a me vicine e mi ripetevo che doveva esserci una via d’uscita. La pandemia ha reso tutto più complicato ma un giorno ho chiamato i ragazzi e abbiamo suonato “Stop Making This Hurt” come se fosse l’ultima volta. In quel frangente, ho metabolizzato tutta l’oscurità e si è spalancata la porta del capitolo successivo della mia vita». Un’escalation emotiva che emerge anche nel videoclip ufficiale, diretto da Carlotta Kohl e ambientato in una tavola calda semi deserta. Protagonista è lo stesso Jack, nel suo physique du rôle impacciato e nerd (tanto nerd da essere il produttore che smanetta dietro il successo di Taylor Swift, Lana Del Rey e St. Vincent). La voce che esce da un jukebox rappresenta la scintilla per riaccendere la situazione di stasi e grigia abitudine, sia per gli ospiti che per lo staff del diner. In fondo, è questo l’effetto della musica dei Bleachers: trasformare vibrazioni negative – quasi schizofreniche – in condivisione corale, sincronica, empatica

Laura Faccenda


The Wallflowers – Maybe Your Heart’s Not In It Anymore

Cronache di un mondo che cade a pezzi: “Exit Wounds” è il grande ritorno dei The Wallflowers, che dopo ben nove anni dal precedente “Glad All Over” tornano a farsi sentire con la voglia di descrivere questo terrificante, e inedito, misto di ansia e speranza che permea le sensazioni di tutta l’umanità. Il titolo del nuovo album anticipa il racconto di quelle ferite inevitabili che ti rimangono ogni qual volta esci da una situazione, come scavalcando una recinzione di filo spinato. Un paio di settimane fa il primo estratto “Roots and Wings” e questa settimana la nuova “Maybe Your Heart’s Not In It Anymore”. Jacob Dylan, sempre più simile nella fisionomia al padre ma riconoscibilissimo nel suo timbro più melodico, meglio predisposto al folk rock alternative che la band di Los Angeles propone da ormai trent’anni, dice: «Dovunque stiamo andando, stiamo tutti portando con noi un sacco di ferite d’uscita. Nessuno è lo stesso di quattro anni fa». Come dargli torto, in effetti. Non siamo nemmeno gli stessi di un anno fa. Attenzione però, ci tiene a precisare che non si tratta di negatività, ma solo di un affresco dedicato alle persone e cose che lasci indietro fisicamente ma che ti porti sempre con te, nel viaggio verso un posto migliore. Il nuovo album è prodotto da Butch Walker e uscirà il 9 luglio per New West, e questa nuova ballata è proprio quel che ha promesso Jacob: possiamo andare dove vogliamo, ma un posto nel cuore per le cose che amiamo ci sarà sempre. 

Daniele Corradi


Sharon Van Etten & Angel Olsen – Like I Used To

Amo i featuring, ancora di più i team-up, le collaborazioni alla pari tra artisti. In particolari quelle talmente giuste ed esaltanti da sembrare un “episodio crossover”, in cui le eroiche gesta di due personaggi tanto amati si intrecciano per creare qualcosa di unico, imprevedibile e – se tutto funziona – memorabile. In questo caso ad unire le forze non sono gli Avengers, ma due delle più talentuose ed influenti cantautrici dell’ultimo decennio: Sharon Van Etten e Angel Olsen. Entrambe all’apice del loro percorso creativo, empaticamente molto vicine eppure sempre a tanto così dal lasciar sfumare quella reciprocità di stima e rispetto che prometteva faville.
«Mi sono sempre sentita supportata da Angel e l’ho sempre considerata una mia pari in questo strano mondo della vita in tour», ha dichiarato Sharon, che nel mese di giugno dello scorso anno ha trovato il coraggio di inviare un brano incompiuto alla collega, chiedendole di lavorarci insieme. «Il pezzo mi ha subito riportato al punto d’inizio, prima che ci si aspettasse qualcosa dalla mia musica o da me, ad un tempo che rimane puro e reale nel mio cuore», ha affermato lo Olsen. A produrre questo primo singolo collaborativo, “Like I Used To”, è John Congleton, un nome di riferimento per entrambe le cantanti. Con una solida base indie folk e una spolverata rock (solo io sento una forte eco di “Born To Run”? Ah, quel glockenspiel), il risultato è olistico. Conoscete l’olismo? È quel paradigma filosofico per cui un sistema non può essere spiegato attraverso le mera descrizione delle singole parti che lo compongono, ma acquisisce un valore d’insieme sostanziale. Ecco, il grande potere dei crossover.

Umberto Scaramozzino

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