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La settimana è stata scombussolata dal sisma Marilyn Manson e dalle gravissime accuse di abusi partite da Evan Rachel Wood, che ha pubblicamente identificato nel suo ex lo spettro che da anni danzava nell’ombra delle sue interviste. L’effetto domino, tra collaborazioni finite e dichiarazioni/rivelazioni compromettenti, era inevitabile. Le acque, purtroppo, sono più torbide che mai.

Passiamo alle cose belle: è arrivato il primo vero peso massimo tra le nuove release del 2021. Sono i Foo Fighters, con il loro nuovo album “Medicine At Midnight”. Qui in redazione c’è stato un piccolo scontro generazionale tra chi pensa che con i big ormai da troppi anni si parli sempre troppo del come e del perché, ma che poi in cuffia manchi sempre la sostanza, e chi invece pensa che gente come i Foo Fighters vinca a prescindere e questa sia la loro meritata festa. La verità è che poi il Release Party in livestream lunedì lo seguiranno i primi, mentre gli altri riempiranno la chat redazionale di emoji col gesto di Spiderman, scambiandolo per le corna di Ronnie James Dio.

Non solo Dave Grohl e soci, però. Da segnalare “Elasticity”; il nuovo singolo di Serj Tankian, originariamente scritto per i System of a Down e oggi title-track del suo prossimo EP. Meritano più di un ascolto anche il nuovo disco di Hayley Williams (“FLOWERS for VASES / descansos”) e, soprattutto, quello dei Black Country, New Road (“For The First Time”), con soltanto sei pezzi ma una durata di 40 minuti. Infine, occhio agli svedesi Cult of Luna, che nel nuovo EP – “The Raging River” – inseriscono una chicca pazzesca con Mark Lanegan.

In ogni caso le chicche migliori ve le abbiamo inserite qui di seguito, nelle nostra selezione dei singoli più interessanti della settimana.


Death From Above 1979 – One + One

I Death From Above, o se preferite Death From Above 1979 (“perché 79 rappresenta l’ultimo decennio buono, perché 79 è l’anno della mia nascita e perché è tatuato sul mio fottuto braccio!”, vi direbbe il cantante batterista Sebastien Grainger), tornano dopo “Outrage! Is Now” del 2017 con “One + One”, un brano che è stato concepito per essere una canzone d’amore e per fare ballare. E se i Royal Blood, soprattutto gli ultimi, vi sembrano un po’ seduti sugli allori e impigiamati, in questo groove sporco troverete pane per i vostri denti. Il duo canadese gioca a prendersi poco sul serio e forti di questa leggerezza raramente deludono. L’album “Is 4 Lovers” esce il 2 marzo e quello che ci aspettiamo è un party sfrenato di cui questi tre minuti e mezzo di anticipazione siano degna anticamera. Il suo videoclip porta un messaggio chiaro come la musica che fanno: i Death From Above 1979 sono molto più della somma dei suoi due elementi.

Daniele Corradi


Alice Cooper – Social Debris


“Our Love Will Change the World”, personalmente, mi aveva fatto storcere il naso, anche se devo ammettere che ha una sua ben precisa identità e non è per niente banale. “Rock & Roll”, invece, aveva fatto presagire un album da zona McCartney, quindi dalle spiccate sonorità pop. Oggi però arriva “Social Debris” e finalmente, con il terzo estratto dall’album Detroit Stories, (ri)trovo l’Alice Cooper che preferisco. Il nuovo singolo contiene tutto il DNA dell’artista statunitense ed è davvero divertente. D’altra parte, cos’è il buon vecchio Classic Rock di stampo americano se non un 4/4, un paio di riff di chitarra, un assolo, un basso che detta la via e un testo che parla di temi come emarginazione e riscatto?

Il nuovo album potrebbe davvero rivelarsi una piacevole sorpresa del 2021, proprio per la sua intenzione di far convivere canzoni animate da grandi contrapposizioni sonore e di intenti. Staremo a vedere.

Mathias Marchioni


Every Time I Die – AWOL

Lo standard qualitativo degli Every Time I Die, in attività da ormai più di vent’anni, è incredibile. Riescono a pescare dal mazzo delle proprie ispirazioni alcune interessanti carte come Deftones, Dillinger Escape Plan e – in questo brano più che mai – At The Drive In, senza mai perdere la propria identità, ma soprattutto senza mai cadere in confronti sterili. Presenze ben visibili, ma mai ingombranti. Tutte band cronologicamente vicine a loro, delle quali sembrano riuscire a declinare i tratti migliori, aggiungendo alcuni ingredienti imprescindibili, come la vena hardcore punk, l’uso spregiudicato dei breakdown metalcore e quella invidiabile spolverata di southern rock. Ma la vera carta vincente resta sempre la voce di Keith Buckley, che in questa “AWOL” canta come un demonio e ci spinge a dimenarci, come in una delirante festa del pogo, brindando stoicamente in faccia al male.

Pazzesco: gli Every Time I Die danno sempre l’impressione di essere al proprio meglio.

Umberto Scaramozzino


USERx – Headsick (feat. Manchester Orchestra)

È inusuale che la collaborazione tra due artisti venga esplicitata, menzionando gli stessi protagonisti, oltre il nome scelto. Gli USERx, invece, tengono a precisare che dietro il progetto che contiene gli spunti più liberi, creativi e senza filtri, ci sono Matt Maeson e Rozwell, due amici nati nella stessa città – Virginia Beach – con un background ed un approdo musicale differenti. Il primo cantautore dalla narrazione grintosa – all’età di quindici anni suona nelle carceri di massima sicurezza di mezza America – ma dall’anima delicata. Il secondo è un ex militante dell’orchestra scolastica con una geniale propensione per l’hip hop e la campionatura compulsiva. Un legame mai interrotto e rafforzato, anzi, dal decollo delle rispettive carriere: terreni privilegiati per continuare lo scambio di idee, il supporto reciproco, le influenze di produzione. Una collezione sfociata nel primo brano, “User”, diventato poi firma del duo. A poco più di un mese dall’uscita del primo EP (12 marzo) e dopo il primo singolo “Waterman”, Maeson e Rozwell inaugurano il 2021 con “Headsick” che vede la partecipazione di Andy Hull.

Il singolo conferma il manifesto autentico e privo di ogni definizione: non è rap, non è alternative, non è soltanto sperimentazione. Ad insinuarsi su un arpeggio di chitarra ed un beat pacatamente ritmato è l’urgenza di descrivere, esprimere, denunciare ed esorcizzare un mondo purtroppo conosciuto: quello della droga, dell’alcolismo, della periferia. «Abbiamo raccontato parte delle interazioni con la cultura della droga. Abbiamo perso molti amici in questo modo ed è importante per noi far capire che non si è soli nell’affrontare questa merda». A tal fine, il timbro tagliente e viscerale del frontman dei Manchester Orchestra risulta funzionale non solo al messaggio ma anche all’ispirazione compositiva. «È sempre stato uno dei nostri gruppi di riferimento, soprattutto per l’intima efficacia dei temi e l’umanità dei testi». Featuring funzionale anche ai colori, vocali e non.

Nel video l’incedere nell’oscurità dei due compagni e colleghi si alterna a flashback nitidissimi dell’infanzia. Nei frangenti giocosi e genuini della vita quotidiana si infiltra un elemento disturbante: il primo episodio di oltraggio alle regole che corrisponde all’esplosione del brano. Distorsioni minacciose e sovraincisioni quasi ossessive annunciano la deflagrazione. O aiutano ad evitarla, per stopparsi un secondo prima di quel bivio, un secondo prima di quell’atroce mal di testa. Per non bruciare tutto, per non bruciarsi del tutto. Per non essere inghiottiti dalle fiamme e dal vortice d’ombra delle scene finali.

Laura Faccenda

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