Ben Harper & The Innocent Criminals: emozioni che brillano su una slide

“Come stai?” “Non riesco a capirlo bene…è un periodo di passaggio”.

Quante volte abbiamo risposto così, per quante circostanze differenti. Momenti in cui, per un attimo, si percepisce l’abisso dei pensieri martellanti e, l’attimo successivo, si dice di sì a programmi inaspettati, a concerti improvvisati. L’altalena che oscilla ma che permette di non fermarsi. Volare, provando a non cadere.

Se dovessi individuare la colonna sonora che mi ha sempre accompagnato nei fatidici “periodi di passaggio” è la musica di Ben Harper. Un alleato comprensivo e risolutivo, lì, a fianco alla me liceale con lo zaino carico di libri di latino e di sogni; alla me universitaria con le cuffie e il viso appiccicato al vetro dell’autobus lungo il tragitto casa – facoltà; alla me di oggi, in bilico tra tutto ciò che non è facile lasciare alle spalle e tutto quello che, senza un taglio, sarebbe impossibile vivere a pieno (…che poi è il bridge di Fly one time).

Doveva esserci un suo concerto, in questo frangente. Venerdì 12 luglio, l’appuntamento con la realtà è andato in scena all’anfiteatro della Civitella di Chieti. La cornice del tramonto dalle nubi rosse, dopo la pioggia. L’abbraccio delle gradinate, il calore della platea. Ben Harper sale sul palco con il classico quarto d’ora di ritardo accademico, protetto nella sua timidezza dal cappello bianco a falda ampia e scortato dai fedelissimi Innocent Criminals. Excuse me Mr, decisa presa di posizione e presentazione di intenti, apre il set in un susseguirsi di pezzi estratti dalla carriera solista e dal repertorio della band.

Don’t give up on me now, Burn one down, Fight for your mind, Steal my kisses sono un concentrato di arrangiamenti funk rock e blues old style con sfumature folk che si sviluppano lungo le corde della slide argentata, nelle magie a colpi di basso di Juan Nelson e nel dialogo instancabile tra le percussioni di Leon Mobley e la batteria di Oliver Charles.

C’è solo un faro, invece, ad illuminare il cantautore californiano nella sezione più intima, dove a predominare è la voce. Se Please bleed è una preghiera disperata nel tentativo di ricerca di segnali di umanità, Walk away viene scandita parola per parola, accordo per accordo sino a sfumare in un filo di fiato, in un reale effetto di allontanamento, anche sonoro. Per qualcuno che cammina diretto altrove, c’è qualcun altro che lo fa con la consapevolezza di poter ricominciare, pur non restando solo. I shall not walk alone ha spalancato uno scrigno di vibrazioni, coincidenze, desideri, connessioni che, proprio in questi giorni, hanno contornato i versi di questo brano. E con gli occhi ancora lucidi, ho sperato che il tempo si fermasse, come nell’orologio senza lancette di Forever, sussurrata sul palco, per non infrangere la delicatezza delle parole “per sempre”.

Di nuovo a ritmo incalzante, con un’intesa fra i quattro musicisti da far sembrare il tutto una jam session da vecchio saloon, Gold to me, Call it what it is e Who is he anticipano la tanto attesa Diamonds on the inside che si trasforma in un coro e nell’occasione per avvicinarsi alla transenna, auspicando il ritorno per il bis.

L’affettuoso entusiasmo dei presenti è apprezzato e ricambiato con le tre perle dell’encore. Glory & Consequences, Machine gun di Jimi Hendrix e Superstition di Stevie Wonder infiammano la lap steel di Ben Harper che si conferma, ogni volta, uno dei più talentuosi chitarristi in circolazione.

Una chiusura impreziosita dallo scambio tra pubblico e l’artista che si avvicina, firma autografi su biglietti e vinili, stringe le mani dei fan, confessando: “Non sono riuscito a firmare tutto ma vi assicuro che voi, da anni, continuate a segnare in modo indelebile le nostre vite. Grazie!”

Il cappello portato al cuore come segno di riconoscenza, il sorriso sincero, la grandissima umiltà. Una voce unica e intensa, capace di esprimere le frequenze più acute e l’eco più recondito delle emozioni. La voce dei miei “periodi di passaggio”, delle tappe percorse, delle lezioni interiorizzate. Le sue canzoni ad illuminare la via, spille rosse sulla mappa del tesoro, costellazioni per i marinai. E forse per questa ragione, venerdì, Ben Harper & The Innocent Criminals hanno suonato I shall not walk alone, nonostante non fosse stata inserita, dall’inizio, nella scaletta.

Laura Faccenda

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